GIOVANNI CALVINO

(1509-1564)


Giovanni Calvino, nome italianizzato di Jean Cauvin (Noyon 10 luglio 1509 - Ginevra 1564), riformatore religioso francese. Calvino nasce a Noyon, è dunque un "piccardo", termine che ai suoi tempi aveva una forte valenza dispregiativa tanto da essere considerato equivalente di "eretico". Il padre Gérard si era trasferito a Noyon dalla vicina Pont-L’Eveque nel 1481.

Gérard Cauvin, già segretario di cancelleria, fu avvocato del vescovo di Noyon, poi funzionario delle imposte e ancora segretario del vescovo, con il quale ebbe gravi contrasti tanto Chiesa Evangelica:calvinoda essere scomunicato. Ebbe altri tre figli: il maggiore, Charles, che morì nel 1536 e dopo Giovanni, Antoine, che vivrà a Ginevra con il fratello e François, morto in tenera età. La madre di Calvino, Jeanne Lefranc, morì nel 1515 ed il vedovo Gérard si risposò, avendo altre due figlie, una delle quali, Marie, vivrà anch’essa a Ginevra con i fratellastri.

Calvino riceve giovanissimo un beneficio ecclesiastico (una rendita), considerato segno di una futura brillante carriera ecclesiastica. Per tale motivo riceve la tonsura in giovane età. Poche sono le informazioni sulla giovinezza del futuro riformatore. In ogni caso Calvino fu iscritto in uno dei collegi che costituivano l’Università della capitale anche se non è chiaro se, dapprima, in quello di Sainte-Barbe dove avrebbe avuto come maestro il noto Mathurin Cordier o se in quello di La Marche, per poi passare in seguito al collegio di Montaigu, continuandovi lo studio quinquennale delle arti liberali, con la prospettiva di scegliere i corsi superiori di teologia, legge e medicina. Calvino conseguito il diploma in arti liberali, verso il 1528 si trasferì all’Università di Orléans per studiare diritto civile. A Parigi questa disciplina non era insegnata, essendo limitato lo studio della giurisprudenza al solo diritto canonico. L’università di Orléans, fondata nel 1306, era la quarta di Francia, dopo quelle di Parigi, Tolosa e Montpellier, e la più rinomata per i suoi corsi di diritto. All’Università di Orlèans studierà un anno ricevendo il diploma in diritto. Sembra che lo studio dei testi dell’umanista Guillame Budé, gli studi giuridici De Asse et partibus eius e le Annotationes in quatuor et viginti Pandectarum libros, ma anche il suo De transitu hellenismi ad Christianismus, dove il Budé considera, nello spirito dell’umanesimo cristiano, la cultura classica una preparazione all’annuncio dell’Evangelo, siano stati meditati attentamente da Calvino che si mostrò interessato ai nuovi principi umanistici.

Un nuovo spostamento ed è per un anno all’Università di Bourges, dove sembra vi fosse un’atteggiamento più mite nei confronti delle idee riformate e dove Calvino ascolta le lezioni dell’italiano Andrea Alciato e apprende il greco dal tedesco Melchior Wolmar, un professore che poi verrà espulso dall’Università per la sua fede luterana che egli condivideva con un cugino di Calvino, Pierre Olivetan, anch’egli presente a Bourges. Sopraggiunge alla fine del maggio del 1531 la morte del padre (scomunicato dalla chiesa), Calvino ritorna per un breve periodo a Noyon dove riceve il rinnovo del beneficio ecclesiastico.

Segue gli studi di grammatica, logica e filosofia a Parigi nel collegio di Fortet. Qui si avvicina ai movimenti umanistici di riforma, intraprendendo anche studi sulla versione greca della Bibbia; nel 1532 pubblica un commento al De clementia di Seneca un ‘opera di sola erudizione, pubblicato a sue spese fino ad indebitarsi nell’aprile del 1532. A Orléans conseguì la laurea in diritto civile il 14 febbraio 1532, fu nominato sostituto annuale del procuratore di Orléans e l’anno successivo è documentata ancora la sua presenza a Noyon, mentre nell’ottobre 1533 si trasferirà nuovamente a Parigi.

 Sembra che risalga a questo periodo il suo essersi completamente votato alle idee nuove della Riforma. Di ciò farebbe fede la sua revisione della prefazione all’edizione francese della Bibbia compiuta da suo cugino Olivetan. Calvino non si dilungherà mai su questa sua conversione. Contrariamente a Lutero, non amava molto parlare di stesso e dei moti della propria anima.

In questo periodo è forte la convinzione o più probabilmente l’illusione, che il re Francesco I, simpatizzasse con le posizioni riformatrici della sorella Margherita, e degli umanisti Gérard Roussel e Lefèvre d’Estaples. Ciò spinse il neo-rettore dell’università parigina, Nicolas Cop, amico di Calvino, ad auspicare, il 1° novembre 1533, nel suo discorso di inaugurazione del nuovo anno accademico, la riforma della Chiesa e a prospettare la dottrina della “giustificazione per sola fede”. Lo scandalo di tale dichiarazione fu enorme nell’università e a corte; Cop fu destituito dall’incarico il 19 novembre e convocato per giustificarsi dal parlamento: non si presenterà e fuggirà da Parigi.

Anche Calvino lascerà in tutta fretta la capitale in quei giorni, e il possesso di una copia del discorso di Cop e la tardiva testimonianza di Teodoro di Bèze, fanno ritenere che il discorso di Cop fosse stato scritto da lui. Poche settimane dopo Calvino era nuovamente a Parigi, trasferendosi da qui, nel gennaio 1534, nella provincia della Saintonge, vicino Angouleme, presso un discepolo di Lefèvre, il canonico Louis du Tillet, polemico nei confronti delle dottrine cattoliche e in possesso di una ricca biblioteca.

In questo periodo Calvino si dedica intensamente allo studio e alla scrittura, formulando, sulla base della Bibbia e della tradizione cristiana, i principi della sua teologia. Nel 1536 pubblica a Basilea la prima edizione in latino dell'Institutio Christianae Religionis con lo pseudonimo di Martianus Lucanius; essa fu presentata alla già famosa Fiera del libro di Francoforte del 1536, dagli editori Thomas Platter e Balthasar Lasius; contava circa 500 pagine. L’opera è scritta per ragioni pastorali e lontanamente politiche, come si intuisce dalla epistola dedicatoria: “al re di Francia cristianissimo, di nome Francesco I, suo principe e sovrano, Giovanni Calvino augura pace e salvezza nel nostro Signore Gesù Cristo”. Il movimento riformato francese, a differenza di quello tedesco, è in urto con il principe, a causa di una intensa evangelizzazione che induce il re a schierarsi con le gerarchie cattoliche romane e con una magistratura in larga parte ostile al movimento riformato. Questa prima edizione dell'opera è sostanzialmente un catechismo, nel solco del Grande e Piccolo Catechismo di Lutero. Vi sono 6 capitoli relativi ai 10 comandamenti, al Credo, al Padre Nostro, ai sacramenti (Battesimo e Cena) ai 5 riti non evangelici accolti dalla chiesa romana come sacramenti e ai rapporti tra chiesa e stato. L'istituzione edita a Strasburgo nell'agosto 1539 del tipografo Wendelin Ribel, è un'opera completamente rimaneggiata.

L’edizione del 1536 appare profondamente permeata di luteranesimo. Il Dio di Calvino appare possedere molto in comune con quello della mistica medievale: Egli è fonte di spavento, paura, timore, per cui la conoscenza che l’uomo può avere dell’Essere Supremo non risulta essere una preparazione alla grazia, ma soltanto fonte di perdizione. Solo la Rivelazione, come è presentata nelle Sacre Scritture, dona una più equilibrata e vera conoscenza di Dio; tale conoscenza ha, però, a che fare non con la speculazione teologica ma con l’ubbidienza, con il servizio e l’onore da dare a Dio. Per Calvino la giustizia imputata non lascia immutata la natura di peccatore dell'uomo, come era, ad esempio, nel pensiero di Lutero, secondo il quale continuare a sentirsi peccatori ci fa essere del continuo dipendenti da Dio, ma la grazia contribuisce positivamente ad un cambiamento di condotta. L’ecclesiologia di questo scritto è ancora luterana, la chiesa è costituita dall’insieme degli eletti, perciò essa è invisibile e inconoscibile e ogni suo membro può essere sicuro della propria salvezza ma non di quella altrui, anche se una condotta virtuosa fa sperare nella altrui fede. La chiesa visibile è costituita da tutti quei gruppi di credenti in mezzo ai quali la Parola del Signore è fedelmente predicata e i sacramenti del battesimo e della Cena del Signore rettamente amministrati (sono queste le "notae", i segni di cui aveva già parlato Lutero). La Chiesa non precede la Parola e i sacramenti, ma promana da essi. La disciplina all’interno della chiesa è ridotta al minimo, e le sue regole sono di "diritto umano" e, come tali passibili di essere cambiate a seconda delle circostanze. Lo Stato, pur non potendo dettare regole all’interno della Chiesa, può tuttavia aprirsi alle leggi divine e farsi da esse guidare. Lutero aveva invece pensato che, a tal scopo, bastasse allo Stato lasciarsi guidare dalla retta ragione. 

Il 18 ottobre 1534 scoppiò in Francia lo scandalo dei “placards” (manifesti). In diversi luoghi della capitale, di altre città della Francia e persino nell’anticamera della stanza da letto di Francesco I, nel castello di Amboise, furono affissi manifesti che denunciavano come eretica la messa cattolica. Secondo Antoine Marcourt, ispiratore della clamorosa protesta, doveva considerarsi una bestemmia e una profanazione ripetere il sacrificio di Cristo nella messa e pretendere che il suo corpo fosse presente nell’ostia, perché Cristo fu in realtà crocifisso una volta sola e ora siede in cielo alla destra di Dio, come afferma l’autore alla lettera agli Ebrei. La reazione delle istituzioni ecclesiastiche e dello stesso re fu netta: mettere in discussione una tradizione millenaria e radicata nelle coscienze, sembrava voler scalzare alle radici non solo tutta la confessione cattolica, i valori del sacerdozio e l’autorità papale, ma le basi dello Stato che da quelle tradizioni traeva giustificazione. Nel gennaio 1535 il re e la corte invocarono il perdono divino con una processione per le strade di Parigi. Non si trascurò di accendere roghi e innalzare patiboli. In tutta la Francia furono decine le vittime della repressione e migliaia coloro che, già critici o dubbiosi, scelsero il silenzio o l’esilio. Fra questi ultimi fu Calvino che, preso il nome di Martinus Lucianusanagramma di Caulinus – insieme con Louis du Tillet, passando per Strasburgo, prese la strada di Basilea.

Dopo una breve sosta alla corte di Ferrara, per recare omaggio a Margherita di Navarra, andata in sposa ad Ercole d’Este, è costretto alla partenza a causa dell’intolleranza del duca d’Este. Sulla strada per Straburgo, Calvino soggiorna a Ginevra, dove incontra il riformatore Guillaume Farel che gli chiede aiuto per organizzare i simpatizzanti della Riforma (luglio 1536). I ginevrini avevano aderito alla riforma solo per patriottismo e anticlericalismo, anzi si può dire che la fede riformata era stata imposta "per alzata di mano" dal Consiglio cittadino. Calvino e Farel presentano al Consiglio cittadino degli Articoli, con i quali i predicatori riconoscevano che il governo ecclesiastico era di competenza delle autorità civili, le quali dovevano vegliare affinchè venissero poste in essere le regole istituite dal clero. L’ordine morale sarebbe stato "sorvegliato" da "delegati" che il Consiglio avrebbe dovuto istituire (ma vicini e parenti non dovevano sentirsi esonerati da tale opera di controllo nei confronti di quanti manifestavano una morale dubbia); per gli ostinati vi era la scomunica pubblica, la consegna al braccio secolare o il bando. Seguivano norme a proposito dell’ordine del culto e della Cena del Signore. Calvino è, all’inizio, semplice "lettore" della Bibbia, ma la sua preparazione teologica lo impone ben presto all’attenzione delle assemblee religiose tenute in Svizzera.Redige nel 1537 una Disciplina ecclesiastica, il Catechismo di Ginevra, la Confessione di fede.Calvino rimase a Ginevra con Farel fino all’aprile del 1538, quando furono entrambi banditi dalla città per aver rifiutato alle autorità ginevrine e ai loro protettori bernesi il diritto di ingerirsi negli affari ecclesiastici, particolarmente in quel che concerneva la pubblica adesione alla confessione di fede e il modo di celebrare la Cena del Signore (sembra che i cittadini ginevrini preferissero gli usi religiosi dei bernesi, ritenuti molto più elastici in merito a questioni indifferenti per la fede). Calvino si trasferì a Strasburgo, chiamato dai riformatori Capitone e Bucero, e qui soggiorna fino al settembre 1541, con l'incarico di professore di teologia e pastore dei rifugiati francesi. Si sposa con Idelette de Bure (vedova di un anabattista, morta nel 1594) e pubblica nel 1539 il primo di numerosi commentari ai libri della Bibbia. Difende gli interessi della riforma alle assemblee di Francoforte, Worms e Ratisbona, contro le concessioni ai cattolici fatte da Melantone.

.Il 13 settembre 1541, richiamato dal consiglio cittadino e da Farel, Calvino rientra a Ginevra come capo del movimento riformatore. Il motivo della sua richiamata è connesso al cosiddetto "Caso Sadoleto". Il cardinale Sadoleto, esponente di spicco di quella corrente cattolica che va sotto il nome di "riformismo", aveva indirizzato una lettera al Consiglio ginevrino, con la quale invitava i cittadini di Ginevra a tornare in seno alla comunione cattolica dopo l’esperimento "luterano". Prometteva, altresì, di rimediare a quelle corruzioni morali ancora esistenti in seno al clero cattolico. La lettera non fece molta impressione sul popolo, ma i membri del Consiglio chiesero lumi al Consiglio di Berna, che li indirizzò ad un uomo ben preparato teologicamente per una risposta: Calvino. Il Consiglio ginevrino pensava di utilizzare l’opera di Calvino anche per preparare una nuova costituzione per la città (tale opera, che toglieva al popolo l’elezione dei sindaci e il diritto di proporre leggi in Consiglio generale senza il consenso preventivo dei Consigli, fu portata a termine con l’approvazione del Consiglio generale il 28 gennaio del 1543). Pur ricevendo una casa e un appannaggio materiale, Calvino non fece mai parte del governo, e non prese la cittadinanza ginevrina fino al 1559, allorchè i suoi oppositori,guidati dell'influente famiglia Perrin, furono sconfitti. Calvino come condizione del proprio ritorno, pose l’accettazione delle Ordonnances ecclèsiàstiques, una sorta di costituzione che, approvata con vari emendamenti dal Consiglio cittadino, funse da regolamento per il popolo e il clero di Ginevra. Le Ordinanze stabilivano anche che la scomunica ecclesiastica doveva essere comminata da un organo particolare il Concistoro, composto da pastori e da laici, con funzioni distinte dal potere giudiziario civile e al quale doveva riferire i casi di indisciplina. Calvino si occupò anche dell'istruzione e fondò l'Accademia di Ginevra nel 1559 (che alla sua morte conterà più di 1200 iscritti), affidata al rettore Teodoro di Beza, ponendo, così, le basi di quella che sarebbe presto diventata una delle grandi università europee.

Calvino non riorganizzò Ginevra instaurando una teocrazia, in quanto era convinto che lo Stato non dovesse essere sottomesso alla Chiesa. Pensava, piuttosto che lo Stato dovesse essere rispettoso della volontà divina e controllato dal clero. Tale concezione di Stato era quello della chiesa cattolica (fatta eccezione per Gregorio VII e Innocenzo III, che ritenevano lo Stato decisamente subordinato alla Chiesa). Bisogna ricordare che l’unità religiosa di Ginevra era strettamente in relazione a quella politica, essendo la città costantemente sotto la minaccia degli eserciti cattolici del duca Emanuele Filiberto di Savoia e di altri condottieri. Lutero raccomandava di non insorgere contro le ingiustizie sociali facendo ricorso alle armi e alla violenza, non per difendere gli interessi dei principi, ma in ossequio agli insegnamenti del Sermone sul Monte.Calvino al contrario riteneva che uno Stato che coprisse con il manto del legittimismo l'ingiustizia fosse da rovesciare per cui appellarsi all'ordine sociale per soffocare le rivolte era, per lui, un tentativo di conservare un "disordine sociale". La Confessio Scotica del 1560, ad esempio, di chiara ispirazione calvinista, tra le opere che Dio giudica buone annovera il resistere alla tirannia e il difendere gli oppressi.

Le sue opere furono il più durevole contributo alla Chiesa riformata. Scrittore di inni, incoraggiò gli altri a farne. Il famoso Salterio di Ginevra, composto in gran parte da Louis Bourgeois, divenne il fondamento dell'innodia della Riforma. Il catechismo, centinaia di lettere a esponenti della Riforma e i commentari a quasi tutti i libri della Bibbia sono tra i suoi scritti più importanti.

Sofferente di asma e di disturbi digestivi, era stato indebolito ulteriormente da un attacco di febbre malarica nel 1558. A causa della gotta, doveva a volte essere trasportato sul pulpito, dal quale predicò per l’ultima volta il 6 febbraio 1564. Il 28 aprile salutò i pastori con il suo Discours d’adieu aux ministres, dove ricordò i travagli della sua vita di “povero e timido studioso”, spesa al servizio dell’Evangelo, nella quale subì anche minacce ed insulti. Calvino si spense il 27 maggio del 1564 e venne seppellito in una tomba anonima nel cimitero di Plain-Palais a Ginevra. Celebre la sua affermazione in punto di morte "Signore tu mi schiacci, ma a me basta che sia la tua mano a farlo!".


(autore:Domenico Iannone)