Carta orientativa per un progetto educativo cristiano

 

Preambolo

 

Legittimazione dell'educazione

Crediamo che la possibilità di educare si fondi sul fatto che esiste un Dio creatore, onnisciente e sovrano sull'intero universo. È questo che legittima il mandato e lo sforzo di conoscere e scoprire tutta la realtà creata, permette che le acquisizioni e le discipline risultino omogenee e in armonia fra di loro, e richiama la chiesa a ritenere anche l'educazione come parte del suo mandato culturale (Ge. 1,27-28; Mt. 28,18-20). Tale prospettiva aiuterà a considerare l'educazione principalmente come uno strumento per onorare Dio, che ne è il fondamento (Sl. 8, 3-4; 19, 1-7).

 

Principi

 

a)        Unitarietà del sapere e del curricolo

Crediamo che una vera educazione escluda la frammentazione del sapere e la disomogeneità delle discipline accademiche. Poiché tutta la verità è verità di Dio e ogni particolare è in relazione con ogni altro particolare, in principio è possibile avere un curricolo unito e omogeneo. Insegnare, quindi, è non soltanto comunicare nozioni isolate, ma stimolare la capacità di vedere le connessioni delle varie discipline e capirne il principio unificatore. Da ciò consegue che una scuola può definirsi cristiana, non se nel suo programma è presente l'ora biblica o la possibilità di pregare, ma quando la visione cristiana soggiace a tutto il suo curricolo (At. 17, 28; Cl. 1, 17).

 

b)        Formazione integrata e integrale

Non riteniamo legittima la scissione dell'acquisizione delle conoscenze dalla formazione morale e spirituale degli studenti. L'ordine e il disegno unico esistenti nell'ambito del sapere sono speculari a quelli in campo morale e civile. Ignorare questa connessione significa fallire nello scopo dell'educazione e vanificare le capacità dello studente (Pr.1,7; 3,3; Mt.22,37; 1 Co.10,31).

 

c)        Presupposto religioso del sapere

Poiché crediamo che ogni sapere si collochi all'interno di un quadro di riferimento in cui sono presenti scelte prelogiche, anche nel campo dell'educazione la neutralità è impossibile. Di conseguenza, quello di educare è un impegno essenzialmente religioso, perché implica dei presupposti. L'azione educativa, cioè, presuppone che siano stati fatti i conti con le domande basilari della vita e le questioni epistemologiche di fondo. Qualunque sistema educativo che rifiuti di confrontarsi con questo dato, o non ne tenga sufficientemente conto, non solo insegue un'illusione, ma in definitiva rinuncia a educare (Mt.12,30).

 

d)        I limiti dell'educazione

Riconosciamo che l'educazione si svolge nel contesto di una condizione di "rottura" fra l'uomo e Dio, ed è profondamente condizionata dalle pesanti e vaste conseguenze del peccato. Essa, quindi, è incapace di ripristinare nell'uomo ciò che solo la grazia di Dio può fare, o di sostituirsi a essa. L'educazione, oltre a preparare lo studente per il suo inserimento pratico nell'ambito della società e nel mondo del lavoro, può portarlo a riconoscere la realtà di Dio e, tramite l'opera dello Spirito Santo, la propria condizione davanti al creatore (Gv.16,8-13).

 

Soggetti

 

a)        La responsabilità della famiglia

Asseriamo che la responsabilità dell'educazione dei figli compete in primo luogo ai genitori. Questa responsabilità, che non è mutata nel tempo, va mantenuta e protetta da ogni forma di ingerenza che provenga da istituzioni pubbliche, private, o ecclesiastiche. Solamente per libera delega, e con la giusta applicazione del principio di sussidiarietà, essa potrà riguardare le istituzioni scolastiche pubbliche o private. Rispetto a queste e allo Stato, i diritti e gli obblighi dei genitori nei confronti dei figli rimangono primari (De. 6,4-6; Ef. 6,1-4).

 

b)        Il ruolo dello Stato

Crediamo che lo Stato non abbia né autorità né competenze in materia di insegnamento religioso. Poiché Dio solo è l'unico e vero sovrano assoluto, lo Stato è chiamato a rinunciare a qualsiasi pretesa di sovranità e controllo anche nell'ambito dell'educazione in generale e di quella religiosa in particolare. Un segno concreto di tali limiti potrebbe essere l'eliminazione dell' "ora di religione" nelle scuole (Gv.19,10-11; Ro. 13,1-7).

 

c)        La condizione dello studente

Crediamo che una sana visione cristiana dell'educazione debba tenere conto, da un lato, del fatto che lo studente appartiene alla razza umana decaduta, e dall'altro, della sua dignità di persona essendo egli stato creato a immagine di Dio. Essa incoraggia e promuove le capacità naturali dello studente e premia il valore del suo impegno ma, attraverso l'uso appropriato della disciplina nelle sue diverse forme, identifica e colpisce anche le manifestazioni del peccato (Pr. 22,15).

 

Questioni

 

a)        Laicità

Alla luce del preambolo e dei principi enunciati in questa carta, è utopistico pensare all'esistenza di un'educazione realmente aconfessionale.

La religiosità dell'insegnamento è presente non solo nell'ora di religione, ma anche nei presupposti che regolano ogni altra materia. Trascurare questo dato equivale a cadere nel laicismo che è sostanzialmente il rifiuto della religione, e quindi di ogni punto di riferimento.

 

b)        La lettura della Bibbia e l'insegnamento della religione nella scuola

Poiché riconosciamo alla Bibbia un'origine e una natura peculiari, ci opponiamo al tentativo di introdurne la lettura nella scuola allo scopo di fornire ai destinatari semplici informazioni o un mero arricchimento di tipo culturale e religioso. Ove possibile, è da preferirsi una lettura del testo biblico rispettosa delle categorie e delle motivazioni insite nel testo. Letture di tipo diverso sono destinate a deformare, anziché a spiegare il testo biblico (2 Ti.3,16; 2 Pi.1,20-21). In nome di una reale laicità, incoraggiamo le varie confessioni religiose a resistere alla tentazione di reclamare spazi pubblici privilegiati in vista dell'insegnamento religioso, e, secondo le possibilità, a creare piuttosto delle strutture proprie, il cui curricolo scolastico ne rifletta l'identità confessionale e teologica.

 

Obiettivi

 

Auspichiamo e incoraggiamo, nella chiesa in Italia, un ripensamento complessivo del tema dell'educazione su basi bibliche. Incoraggiamo una presenza significativa dei genitori evangelici nella scuola, e la creazione sia di associazioni evangeliche di genitori e insegnanti, sia di strutture educative evangeliche, simili ad altre già presenti e operanti in altri paesi.

 


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