La Controversia sul Declino

Nel marzo del 1887, Charles Spurgeon pubblicò, nella rivista mensile da lui creata The Sword and the Trowel (La spada e la cazzuola), il primo di due articoli dal titolo The Down Grade (Il declino). Gli articoli pubblicati anonimi, erano opera di Robert Shindler, pastore battista e amico di Spurgeon. Shindler analizzava la storia del protestantesimo inglese, iniziando dal periodo Puritano nel 1662, fino ai suoi giorni, rilevando che ad ogni periodo di fervore religioso, caratterizzato da zelo per l’avanzamento del Regno di Dio su questa terra, aveva fatto seguito un allontanamento dalla sana dottrina, se non addirittura l’apostasia. Shindler caratterizzò tale allontanamento dalla verità definendolo, “il declino”. Durante la prima generazione che seguì il periodo Puritano, quasi tutte le denominazioni nonconformiste, ossia i protestanti non appartenenti alla chiesa anglicana, abbandonarono l’ortodossia per abbracciare il socinianesimo, una dottrina che negava la divinità di Cristo e la totale depravazione dell’uomo. Questa deviazione dalla verità iniziava in modo quasi impercettibile, spesso abbandonando i principi della teologia calvinista e adottando l’arminianesimo, altre volte abbandonandosi ad un tentativo indebito di commistione tra cultura umana e teologia biblica, dando come nel caso dei presbiteriani un rilievo indebito alla cultura e considerando la cultura accademica e l’erudizione più importanti delle qualità spirituali. Secondo Shindler probabilmente coloro che si erano allontanati dal calvinismo non avevano intenzione di negare la divinità del Figlio, la sua morte sostitutiva, la giustificazione per fede, la dottrina della corruzione dell’uomo, la necessità della santificazione. Tuttavia questo fu il risultato e molti di coloro che rimasero fedeli alla verità, furono riluttanti a combattere per la fede. In tal modo, nel giro di pochi decenni, il fervore puritano lasciò il campo ad una dottrina apostata. Le chiese cominciarono ad ammettere nuovi membri, che spesso erano inconvertiti. Nell’aprile dello stesso anno, The Sword and the Trowel pubblicò un secondo articolo, nel quale Shindler proseguiva la sua analisi sul declino del puritanesimo, incolpando di tale situazione i predicatori. Anche chi era ortodosso nella sua dottrina, non combatteva per l’ortodossia. A riprova di ciò, Shindler citava l’esempio di Philip Doddridge (1702-1751), noto per essere l’autore di celebri inni cristiani: “O Happy Day” e “Grace, ‘Tis a Charming Sound”. Doddridge fu Rettore dell’Accademia dove si formarono la maggior parte dei ministri nonconformisti di quell’epoca, ma la sua tolleranza nei confronti di predicatori non ortodossi, nascose agli occhi dei suoi studenti la terribile gravità degli errori di quegli uomini, lasciandoli esposti agli effetti della loro eresia. Ma, precisa Shindler, nessuno avrebbe potuto “nemmeno insinuare” il sospetto di eresia nei confronti di Doddridge. A causa della tendenza alla tolleranza da lui inaugurata, l’Accademia si arrese al socinianesimo e, nel giro di una generazione divenne “liberale”. Shindler esortava a vegliare sui pericoli della tolleranza, suggerendo che è meglio eccedere nella cautela. Shindler forniva esempi specifici dei nefasti effetti della tolleranza, facendo notare che Charles Darwin fu iniziato allo scetticismo nella Cappella di High Street a Shrewsbury, da un pastore sedotto dal Socinianesimo.  Tale fu la sorte anche della chiesa di cui era stato pastore Matthew Henry, autore del famoso Commentario, dove si insegnò per anni il socinianesimo.

Il denominatore comune di tutti coloro che presero a scivolare lungo il declino fu la mancanza di una fede adeguata nella divina autorità delle Sacre Scritture. Shindler scorgeva una correlazione fra la dottrina calvinista e la fede nell’autorità delle Scritture, in quanto la stragrande maggioranza di coloro che rimasero fedeli all’autorità della Bibbia, erano più o meno Calvinisti nella dottrina. Il calvinismo in quanto sistema, sembrerebbe possedere in sé una forza di conservazione che aiuta a mantenere gli uomini attaccati alla verità. Shindler scrisse un terzo articolo, pubblicato sul numero di giugno di The Sword and the Trowel. L’articolo di giugno prendeva le mosse da un processo per eresia, svoltosi in America, che coinvolgeva alcuni docenti del Seminario Teologico di Andover a New York. Andover era stato fondato come risposta al Socinianesimo, ormai diffuso ad Harvard. I fondatori di Andover erano di teologia calvinista. Shindler accusava i cinque docenti sotto inchiesta di essersi allontanati dalla fede dei fondatori dell’Istituto, servendosi dell’inganno, poiché dopo aver sottoscritto lo statuto dottrinale della scuola, lo avevano sconfessato con il proprio insegnamento. Shindler considerava l’episodio di Andover una testimonianza dei pericoli del declino e non esitò a sottolineare come anche i battisti inglesi corressero il medesimo pericolo.

Nell’agosto delo stesso anno su The Sword and the Trowel,, Spurgeon pubblicò un articolo intitolato Another Word Concerning the Down-Grade (Un’altra parola sul declino). Gli articoli di Shindler avevano suscitato due reazioni contrastanti: fastidio da parte di chi riteneva l’analisi di Shindler troppo radicale e pessimistica e accordo da parte di chi condivideva l’analisi della situazione delle chiese evangeliche in Inghilterra. I sostenitori di Shindler fornirono ulteriori prove di compromesso dottrinale di chiese un tempo fedeli. Secondo Spurgeon la condizione di alcune chiese era addirittura peggiore di quanto apparisse, tanto da fare pensare che in esse si celebrasse una religione diversa dal cristianesimo. Tale cristianesimo riveduto e corretto, stava rimpiazzando la predicazione del Vangelo con i valori e la mentalità del mondo. Spurgeon fece notare come molte chiese avessero smesso di avere riunioni di preghiera, fervore spirituale e membri. Spurgeon era convinto che la responsabilità di questa situazione fosse dei predicatori. Costoro erano infedeli, e capaci solo di diffondere scetticismo. Spurgeon disprezzava il modernismo e a coloro che si sarebbero potuti risentire di una tale franchezza, diceva che era di attirare l’attenzione sul modo in cui si stava derubando Dio della sua gloria e l’uomo della propria speranza. Spurgeon, concludeva l’articolo chiedendosi fino a che punto coloro che si erano conformati alla fede tramandata ai santi dovevano avere comunione con quelli che se ne erano allontanati. Spurgeon consigliava ai credenti ancora fedeli alla Parola di Dio di tagliare i ponti con chi diffondeva la teologia liberale. L’articolo suscitò scalpore nel mondo evangelico. Spurgeon, che per decenni era stato molto stimato dagli evangelici, divenne personaggio sospetto in quanto ciò che proponeva era diametralmente opposto alla tendenza evangelica del tempo, tendente all’unificazione degli evangelici. Pertanto Spurgeon venne tacciato di “separatismo”. Nel numero di settembre di The Sword and the Trowel. Spurgeon intensificò i toni della polemica, poiché nel frattempo erano giunte lettere provenienti da ogni luogo, che testimoniavano di come la chiesa, versasse in una condizione perfino peggiore di quanto si potesse immaginare. I critici di Spurgeon si limitarono a definire le sue argomentazioni vaghe. Spurgeon, in quel periodo, soffriva di disturbi renali che lo avevano  costretto a non predicare per un certo periodo di tempo, qualcuno allora insinuò che gli articoli sul declino fossero stati solo i deliri di un malato. Spurgeon fu ferito da simili affermazioni, poiché pensò si volesse svilire la verità additando l’imperfezione del suo testimone. Stava anche  iniziando a considerare la possibilità di interrompere la comunione con coloro che si stavano opponendo al Vangelo, parlandone sempre più apertamente. Per vari decenni era stato il membro più notevole ed influente della Unione Battista. Spurgeon sperava che i responsabili dell’Unione Battista si schierassero dalla sua parte accettando di imporre ai propri membri la sottoscrizione di una confessione di fede; ma l’Unione non aveva mai chiesto ai propri membri l’adesione ad una qualche confessione di fede, poiché l’unica convinzione dottrinale richiesta per entrare a far parte dell’Unione era solo l’accettazione del modo di amministare il battesimo in acqua. Spurgeon era convinto che questo non fosse sufficiente per confessarsi evangelici e chiese all’Unione Battista di mutare il criterio di ingresso in essa. L’Unione Battista non desiderava né perdere Spurgeon, né causare divisioni al proprio interno, pertanto si cominciò a lavorare ad un compromesso.

Nel numero di ottobre di The Sword and the Trowel fu pubblicato il terzo articolo di Spurgeon intitolato The Case Proved (La prova) composto principalmente, da estratti di lettere e recensioni che Spurgeon aveva raccolto in seguito alla pubblicazione degli articoli precedenti. Questi estratti appartenevano a due categorie di persone. La prima comprendeva quei lettori che desideravano la pace anche a costo di compromessi. La seconda categoria di lettori comprendeva coloro che confermavano il giudizio di Spurgeon in merito allo stato della chiesa. Convinto che l’Unione Battista avrebbe affrontato questi problemi in occasione dell’incontro autunnale a Sheffield. Il 28 ottobre del 1887, Spurgeon scrisse a Samuel Harris Booth, segretario generale dell’Unione Battista:

 

Gentile amico, mi pregio comunicarvi, quale segretario dell’Unione Battista, che devo dissociarmi dall’Unione. È con il massimo rincrescimento che lo faccio, ma non ho altra scelta. Le ragioni di questa mia decisione le ho esposte nel numero di novembre di The Sword and the Trowel e spero che vogliate perdonarmi se non le ripeto anche qui. Vi prego di non mandare nessuno nel tentativo di convincermi a riconsiderare la faccenda. Temo di averla considerata già abbastanza. In verità, ogni ora che passa, la mia convinzione di non aver preso affatto una decisone avventata si fa più forte.

Desidero anche aggiungere che nessun risentimento personale, né malizia hanno avuto la benché minima influenza su di me. Ho, anzi, ricevuto un onore maggiore di quanto avrei sperato. È soltanto sulla base dei più elevati motivi che compio questo passo e voi sapete che ho rimandato a lungo questo momento, perché speravo in una soluzione migliore.

 

Vostro con affetto,

C. H. Spurgeon[1]

 

Spurgeon era stanco della controversia, non riusciva a spiegarsi come dei veri cristiani potessero avere comunione con chi dubitava dell’autorità della Scrittura. L’annuncio del ritiro di Spurgeon dall’Unione Battista colpì profondamente molti credenti. Pochi avevano creduto che Spurgeon avrebbe messo in pratica le sue minacce. La pace e l’unità erano considerate come le più elevate fra le virtù cristiane, era impensabile che Charles Haddon Spurgeon, il più influente predicatore inglese del tempo, diventasse uno scismatico. Il 23 novembre Spurgeon, scrisse dalla Francia meridionale per spiegare il suo gesto ad un pastore suo amico, Mr. Mackey dicendo di essere stato costretto a ritirarsi dall’Unione, dal momento che né le rimostranze private con i responsabili, né i ripetuti appelli pubblici, avevano ottenuto alcun effetto. La lettera, inviata privatamente a Mackey, fu fatta circolare fra i cento membri del Consiglio Generale dell’Unione Battista. Ottanta di questi, il 13 dicembre, si riunirono per discutere le accuse avanzate da Spurgeon. La maggior parte di loro si sentì oltraggiata dalle parole di Spurgeon e dal suo ritiro. Negarono decisamente di aver mai ricevuto espressioni di preoccupazione relative alla condizione dottrinale dell’Unione. Ma tra Spurgeon e il segretario generale Booth, erano intercorsi molti colloqui privati e lettere, in cui si trattava dello stato in cui versava l’Unione. Booth stesso aveva esortato Spurgeon a parlare contro il Modernismo ormai predominante all’interno dell’Unione. Booth aveva anche fornito a Spurgeon dei dettagli a proposito del diffuso compromesso e i nomi di coloro della cui ortodossia aveva ragione di dubitare.[2] Tuttavia Booth aveva preteso che Spurgeon non palesasse tale carteggio. «Le lettere che le ho inviato non erano ufficiali, ma confidenziali», scrisse Booth quando credette che Spurgeon stesse per “cantare” contro di lui «… per una questione d’onore, non può divulgarle»[3].

Gli atti del Consiglio Generale testimoniano che Booth mentì in merito alla natura delle sue conversazioni con Spurgeon. Tuttavia, anche quando il Consiglio Generale dell’Unione Battista, ivi compreso lo stesso Booth, accusò Spurgeon di aver offerto una rappresentazione dello stato dell’Unione, egli tenne fede alla promessa di mantenere confidenziale la loro corrispondenza. Preferì sopportare l’ingiuria e la falsa accusa, anche quando lo stesso Booth passò dalla parte degli accusatori. Spurgeon avrebbe potuto divulgare le lettere del Dott. Booth, ma mantenendo fede alla parola data, non lo fece. Il Consiglio Generale accusò Spurgeon di aver violato le direttive di Cristo in Matteo 18, non avendo discusso in privato con coloro che riteneva nell’errore. Al presidente, il Dott. Culross, Spurgeon scrisse di essersi incontrato in più occasioni con il presidente ed il segretario dell’Unione, scrivendo anche lettere senza mai ottenere nulla, l’unica opzione possibile era stata quella di ritirarsi.[4]

L’Unione propose di mandare una delegazione di quattro uomini per discutere con Spurgeon, al quale fu scritto di combinare un incontro mentre si trovava in Francia. Spurgeon declinò la proposta, dicendo che si sarebbe incontrato con questi uomini al suo rientro in Inghilterra. Spurgeon considerò la risposta del Consiglio Generale come un palese tentativo di distogliere l’attenzione pubblica dal declino dottrinale all’interno dell’Unione. Scrisse anche una lettera mai pubblicata all’editore del The Baptist, l’organo ufficiale dell’Unione, nella quale affermava di non avere mai inteso censurare la sola denominazione Battista, considerandola assai meno contaminata delle altre.[5]

 

Il 13 gennaio del 1888 Spurgeon fece ritorno a Londra e s’incontrò con la delegazione dell’Unione al Tabernacolo. Facevano parte del gruppo il segretario generale Booth, il presidente uscente James Culross ed il neo presidente John Clifford. Alexander Maclaren, il quarto membro del collegio incaricato, e il più incline a dare ascolto a Spurgeon, era malato e non poté esser presente. Questi uomini chiesero a Spurgeon di riconsiderare il suo gesto. Spurgeon propose all’Unione di adottare una confessione di fede evangelica. La delegazione rifiutò. Cinque giorni dopo, si riunì nuovamente il Consiglio dell’Unione Battista al completo. Questa volta si decise di accettare le dimissioni di Spurgeon. Quindi, fu votata una mozione di censura nei suoi confronti e fu approvata una risoluzione che condannava il suo gesto. Una maggioranza schiacciante approvò la censura, a cui si opposero solo cinque dei quasi cento membri. Il Consiglio accusava Spurgeon di non avere circostanziato le proprie accuse, rendendo noti i nomi di quei predicatori che avevano derogato dalla verità biblica. Spurgeon avrebbe potuto fare quei nomi, avrebbe potuto produrre le lettere di Booth e costringerlo a testimoniare al consiglio dell’Unione. Spurgeon avrebbe potuto anche citare le opere pubblicate da alcuni suoi colleghi Battisti, pubblicate sulle pagine di riviste come Christian World, Independent, Freeman, British Weekly e il The Baptist. Nelle quali si denunciavano le medesime circostanze da lui individuate. Spurgeon, era preoccupato che l’Unione non avesse alcuna confessione di fede e, quindi nessun criterio per correggere la falsa dottrina, nessuno poteva essere eterodosso a meno di non negare il solo battesimo in acqua. “Nessun credo tranne Cristo” era l’unica confessione accettata fra i battisit e molti consideravano le confessioni di fede come una deviazione dal cristianesimo autentico, ma Spurgeon piuttosto riteneva che se il credo è vero, ossia quando è in armonia con la Scrittura allora non esiste alcun pericolo del genere. Anche dopo la sua censura, il Consiglio Generale era ben cosciente del fatto che avrebbe dovuto affrontare il problema della confessione di fede in occasione dell’Assemblea Generale del 23 aprile. Spurgeon nutriva ancora delle speranze che la sua rimostranza potesse avere prodotto qualche frutto, più di ogni altra cosa chiedeva chiarezza.

 

Il Consiglio in una riunione tenutasi prima dell’Assemblea Generale di aprile, elaborò una breve confessione di fede, piuttosto vaga, ma fondamentalmente evangelica. Quando la confessione fu letta in occasione dell’Assemblea, tuttavia, venne fatta precedere da un’introduzione in cui si chiariva che l’Unione non aveva alcun potere d’imporre ai suoi membri l’osservanza di una determinata linea dottrinale, era come se si dicesse: “Sì, crediamo nella divinità del Signore Gesù, ma non allontaneremmo mai una persona dalla nostra fratellanza perché ritiene che Cristo fu solo un uomo. Crediamo nell’espiazione, ma se qualcun altro la rifiuta, non per questo deve essere escluso dal nostro numero. Tra l’altro in una nota a piè di pagina si affermava che alcuni fratelli dell’Unione non avevano accettato l’interpretazione dei brani riguardanti la risurrezione ed il giudizio finale.[6]

Era chiaro che l’Unione non si sarebbe spinta oltre. La risoluzione fu approvata con 2.000 voti favorevoli (tra i quali vi era anche quello del fratello di Spurgeon) e 7 contrari. In breve erano tutti così desiderosi di riconciliazione che si considerò erroneamente legittima, una qualsiasi confessione di fede che garantisse l’accordo. Charles Spurgeon la pensava diversamente..Come i fatti dimostrarono, la pace raggiunta non fu quella pace che molti avevano profetizzato. Proprio come Charles Spurgeon aveva sempre ammonito, non si sarebbe ottenuto nulla scendendo a compromessi con i nemici del Vangelo. Il declino dell’Unione Battista accelerò bruscamente. Coloro che abbracciavano la “nuova teologia” uscirono rafforzati dall’Assemblea e presero in mano le redini dell’Unione. Spurgeon comprese ciò che la maggior parte degli Evangelici che votarono all’Assemblea non comprese.

Spurgeon non cercò di spingere altri ad abbandonare l’Unione, ma non poteva capire per quale ragione uomini che professavano di voler rimanere fedeli alle Scritture, continuavano a rimanere parte di un’organizzazione che era così palesemente in declino. La Controversia sul declino fu un costante motivo di sofferenza che accompagnò Spurgeon fino alla sua morte, avvenuta il 31 gennaio 1892. Amici intimi e perfino alcuni studenti del Pastors’ College, non compreso le ragioni delle critiche di Spurgeon. Tuttavia, fino alla fine Spurgeon dichiarò di non essersi pentito della decisione che aveva preso.

Spurgeon fu il primo Evangelico d’influenza internazionale a dichiarare guerra al Modernismo. L’Unione Battista non fu più la stessa, ma l’Alleanza Evangelica, un’associazione interdenominazionale, si schierò dalla parte di Spurgeon e guadagnò forza. La presa di posizione di Spurgeon aiutò gli evangelici di tutto il mondo a scorgere i pericoli del Modernismo e dell’allontanamento dalle verità bibliche.

 



[1] Citato in G. Holden Pike, The Life and Work of Charles Haddon Spurgeon, 6 vols. (London: Cassell and Company, n.d.), 6: 287.

[2] Lewis Drummond, Spurgeon: Prince of Preachers (Grand Rapids, Mich.: Baker, 1992), 671.

[3] Ibid., 697.

[4] Ibid., 4: 263.

[5] Citato in Pike, 6: 292-93.

[6] Citato in Drummond, 704.