IL ruolo della religione nella vita pubblica statunitense
[ICN-News 02/09/06]Acton Focus


Flavio Felice, Neocon e teocon. IL ruolo della religione nella vita pubblica statunitense, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, pp. 168, ¤ 8.
Mondatori 2006

Di Tito Lucrezio Rizzo

Il libro Neocon e Teocon contribuisce efficacemente a chiarire al più vasto pubblico il significato di due termini sempre più diffusi nella stampa quotidiana. Il primo si riferisce alla corrente del neoconservatorismo americano che ­ com’è noto ­ ha avuto ed ha tuttora importanti riflessi anche nel Vecchio Continente. Il secondo, viceversa, riguarda, quelli che potremmo definire “cattolici liberali”, per usare una dizione immediatamente accessibile alla nostra cultura, anche se i Teocon hanno tutt’altre matrici ideali .

Questi ultimi , sorti da una diaspora della sinistra moderata americana da quella più radicalmente progressista, furono così definiti proprio dagli esponenti della seconda, e con una valenza tutt’altro che benevola.

I Necon ­ come ben evidenziato dall’A. ­ sono fautori di un benessere collettivo meglio raggiungibile attraverso l’iniziativa individuale educata alla responsabilità sociale, che non tramite l’onnipresenza dello Stato, con il correlato sistema del Welfare. Corollario necessario di siffatta impostazione, sono l’anticomunismo e l’antiliberismo.

I Teocon sono, dal canto loro, un’espressione politico-religiosa tipicamente americana , basata sui principi del cattolicesimo sociale e del liberalismo: Michael Novak, Richard John Neuhause e Jeorge Weigel ne sono gli esponenti più rappresentativi, ancorché restii ad essere etichettati come tali , preferendo la definizione di Cattolici ­ Wigh.

I neoconservatori sono, a differenza dei conservatori “tout court.”, sostenitori sì del cambiamento sociale, ma con la necessaria gradualità e prudenza, il qual metodo serve ­ per converso ­ a distinguerli dai progressisti. Potremmo dire che sono inconsapevolmente emuli del nostro Benedetto Croce, nel sostenere la necessità del nuovo in un saldo coraggio con l’antico, e cioè, con delle istituzioni politiche, economiche e sociali storicamente consolidate. In questo gradualismo ragionevole, i neoconservatori ritengono di essere gli interpreti più autentici del senso comune del loro Paese: a tal riguardo riteniamo che un analogo, prevalente sentire è riscontrabile in Italia e nella maggior parte degli Stati aderenti all’Unione Europea.

Non a caso il principio della sussidiarietà orizzontale, della meritocrazia, della libertà nelle sue varie espressioni, sono ampiamente condivisi e caratterizzanti gli ordinamenti sia del Vecchio che del Nuovo Mondo nel secolo attuale.

La non necessaria coincidenza tra il liberismo come sistema economico, ed il liberalismo come sistema di valori ideali, sostenuta dai Neocon, era già stata propugnata nello scorso secolo dal Croce in opposizione al presidente Einaudi , fautore quest’ultimo ­ al contrario ­ dell’inscindibilità dei due sistemi.

Per il neocon ­pensiero, al dinamismo sociale devono concorrere almeno altri due elementi oltre al capitalismo singolarmente considerato: le istituzioni democratiche e quelle che difendono e diffondono il pluralismo etico e culturale.

L’A. si sofferma poi ad analizzare i dibattiti ed il confronto dialettico fra i Neocon, i conservatori ed i progressisti, rilevando che l’elemento caratterizzante dei primi, è ­ nell’ambito dell’economia di mercato ­ l’esaltazione delle “virtù borghesi”, quali l’operosità, l’umiltà, il senso della responsabilità, la prudenza e la temperanza.

Fra l’individualismo esasperato, egoistico ed il soffocante statalismo, la ricetta dei neoconservatori, mutuata dalla Dottrina sociale della Chiesa, è quella dell’esaltazione dei corpi intermedi: famiglia, impresa, scuola, associazioni…

In tal modo lo Stato interviene solo se gli ordinamenti mediani non sono in grado di realizzare la libertà, la giustizia sociale, la promozione della persona umana ( è il c.d. principio di sussidiarietà).

Il movimento neoconservatore ­ sottolinea l’A. ­ è interreligioso, poiché vi appartengono ebrei e cristiani di varie confessioni.

Per i Teocon cattolici in specie, sulla scia del pensiero di papa Wojtyla, la libertà di coscienza è un diritto inalienabile della persona umana, attraverso il cui esercizio ­ e solo attraverso di esso ­ un’azione può veramente definirsi morale.

Essi rifuggono sia dalle estremizzazioni del cattolicesimo tradizionalista ancorato al principio di autorità , dogmaticamente cogente, sia da quelle del cattolicesimo progressista, proteso ad unilaterali irenismi verso altre religioni o impostazioni filosofiche.

Cardine del pensiero teocon è la promozione della dignità umana e della libertà, della responsabilità, nella cornice di un diritto naturale cristianamente inteso. In campo pratico, coloro che si riconoscono in tali valori, sono impegnati per il rispetto dei diritti civili e per lo sviluppo della libera iniziativa economica.

Su problemi bio- etici come l’aborto, l’eutanasia e la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, in campo neoconservatore le posizioni di contrarietà espresse dalla componente cattolica, non sempre sono condivise - come ben sottolinea l’A. - dagli esponenti di altre fedi o correnti filosofiche.

In conclusione, riteniamo di poter convintamente affermare che il libro del Felice, redatto con un nitore espositivo oggi non frequentissimo ­ il che lo rende accessibile ad un pubblico assai vasto ­ risulterà di vivo interesse non solo per coloro che sono interessati a comprendere le dinamiche ideali che animano i dibattiti interni alle realtà statunitense, ma anche per quanti vorranno condurre più ampia riflessione sulla società europea, oggetto non casualmente del significante capitolo conclusivo.

A noi personalmente il saggio in questione, appare particolarmente utile per trarre motivi di meditazione e di ripensamento sul sistema politico bipolare attualmente vigente in Italia, frutto di un’acritica e pasticciata trasposizione del modello americano, che appare oggi in crisi nel suo stesso Paese di origine .

La “terza via” di un liberalismo socialmente orientato, perfettamente coniugabile con una religione chiamata ad incontrarsi con il pensiero laico sul terreno di valori morali razionalmente condivisi, secondo l’auspicio formulato dallo stesso papa Ratzinger , ci sembra quella più consona alla vocazione moderata della maggioranza degli italiani trasversale ai due “Poli”.

Questa recensione è apparsa sul numero di settembre 2006 della rivista “La Nuova Antologia”