» 30/08/2007 10:54
ISLAM - EGITTO
Il caso Hegazi:
proselitismo islamico e cristiano
di Samir Khalil
Samir, sj
tratto dal sito www.Asianews.it
Mohammad Ahmad Hegazi, il giovane egiziano
convertito al cristianesimo, che vuole essere riconosciuto tale anche dal punto
di vista legale, rischia una condanna a morte per apostasia. Il mondo islamico si
difende dalle conversioni anche con leggi che esaltano la propaganda musulmana
e proibiscono quella delle altre religioni. Almeno 10 mila cristiani ogni anno
divengono musulmani. Ma quasi nessuno per motivi
religiosi. La malattia dell’Islam: la mancanza di spiritualità e la riduzione
della religione a elemento etnico, sociologico,
politico. La Seconda parte di un’analisi di p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano,
esperto di Islam.
Beirut (AsiaNews) – L’Islam si
difende dalle conversioni attraverso la condanna a morte o l’imprigionamento
dell’apostata. Ma l’ossessione delle conversioni va di
pari passo con una serie di privilegi dati all’Islam. In tanti paesi musulmani,
anche quelli “laici”, il diritto di propagare l’Islam è un diritto naturale e
non vi è bisogno di alcuna legge; il diritto di
propagare un’altra religione è considerato di fatto o per legge inaccettabile.
La
propaganda islamica è un dovere dello Stato: in Egitto ogni settimana vi sono
canzoni, preghiere, film, rubriche tutti inneggianti all’Islam
e deprecativi del cristianesimo. E questo
senz’altro suscita conversioni all’Islam.
Invece la propaganda cristiana (tabshir) è proibita per legge. Di recente in Algeria è stata varata una nuova
legge che condanna chi propaganda la fede cristiana e chi si converte. Certo,
qualcuno dice: questa legge è solo contro il
proselitismo protestante. È vero, ma i musulmani non fanno proselitismo? Se vi è una legge, non deve essere uguale per tutti?
Il Paese
dove lo squilibrio dei due pesi e due misure è più evidente
è l’Arabia Saudita. Perfino il sito della Saudi Arab Airlines porta scritto con chiarezza che sui
suoi voli sono proibiti bibbie, crocifissi, ecc. Ogni
segno religioso non islamico viene requisito. Nel Paese, perfino due pezzi di
legni incrociati per terra sono considerati un segno religioso e chi vi è vicino è costretto dalla polizia a calpestarli.
La
propaganda anticristiana si vede anche nell’uso delle parole. In arabo i
cristiani si chiamano “massihi”.
In Arabia si usano altri due termini: la prima è “salībi”, che significa
“crociato”. Va notato che all’epoca dei crociati, gli storici musulmani non
chiamavano “crociati” i cristiani, ma “farang”,
franchi. Un’altra parola usata è “nasrami”, nazareno. La più
frequente poi è “kuffar”,
miscredenti, quelli che devono essere uccisi. Così tale linguaggio deprecativo
e ostile si diffonde in tutto il mondo musulmano da circa 30 anni.
In Egitto
si dice che negli ultimi decenni, le conversioni di
cristiani all’islam sono state di circa 10.000 all’anno. Quasi
sempre per motivi pratici: per divorziare o sposare una musulmana (o un
musulmano), o per motivi di lavoro; raramente per motivi religiosi. Più
recentemente, si è parlato molto di migliaia di convertiti dell’islam
al cristianesimo. Si dice che vi sono delle “centrali”
di missionari protestanti, formati in America (qualcuno parla dell’Istituto Zwemer, famoso missionario protestante[1]), che offrono soldi, appartamenti,
passaporti, ecc in cambio dell’adesione alla fede cristiana. In questa faccenda
di Hegazi, la stampa islamica ha ripetuto spesso
queste accuse. La parola “tabshīr”,
che significa “evangelizzazione”, in arabo ha preso
ormai un significato negativo, e l’atto è passibile di prigione o d’espulsione
in Egitto come in altri Paesi musulmani. Invece la parola “da’wa”, che
significa “chiamata” ad aderire all’islam, è
considerata come positiva ed è un obbligo per ogni musulmano, al punto che
molti Paesi musulmani hanno un “ministero della da’wa”, cioè della propaganda
islamica (potremmo dire analogo al dicastero vaticano “De propaganda fide”).
Quando
avremo un Islam spirituale?
La
conversione dall’Islam è vista come uno scandalo religioso, sociale e politico.
Dal punto di vista religioso si abbandona l’unica vera fede per una falsa. Il
Corano afferma: “La vera religione presso Dio è l’Islam”(Corano 3,19) e anche:
“Chi cerca un’altra religione avrà una conclusione tragica nell’aldilà” (Corano
3,85) .
Dal punto
di vista sociale, se uno si converte al cristianesimo, incoraggia altri a
seguirlo e allora diviene una piaga per la società.
L’aspetto
politico, sempre messo in luce è che l’Islam è una comunità, la
Ummah.
Se uno lascia l’Islam, diviene come un traditore e una
spia contro la propria nazione e perciò merita la morte.
Il governo
egiziano, ad esempio, dice che chi si converte a
un’altra religione, “attenta all’unità nazionale”. E’ probabile che il governo
non ucciderà l’apostata. Di solito essi cercano di mettere a
tacere la cosa o di far emigrare l’apostata. É avvenuto così per lo
scrittore Nasr Hamed Abu Zaid, che ha ricevuto la fatwa per essere ucciso ed è stato fatto fuggire in Olanda.
Uno studioso musulmano francese, Abdennour Bidar, in un libro edito di recente[2]
, afferma: “L’Islam deve arrivare ad essere non più una religione, ma una corrente spirituale e una questione di scelte personali”. Il fatto grave dell’Islam è che l’adesione all’Islam oggi significa aderire ad un gruppo politico e sociologico: non significa aver fatto una scelta religiosa e spirituale. Questa è la grande malattia dell’Islam di oggi: se non si compie questa profonda conversione, l’Islam rimarrà sempre nemico del mondo moderno. Quest’ultimo è basato sulle libertà individuali, sulla persona più che sul gruppo, sulla libertà di coscienza, ecc. E i musulmani vogliono questo, ma non capiscono che tutto è collegato. Finché non si arriva a considerare che l’Islam è una scelta personale e non una questione di gruppo o di partito, si rimarrà indietro.[1] Samuel Marinus Zwemer (12 aprile 1867 – 2 aprile 1952), soprannominato
“l’apostolo dei musulmani” è stato missionario in Arabia dal 1891 al 1905, e in
altri Paesi musulmani, ha diretto a lungo la rivista “The Moslem
World” e ha formato centinai di missionari protestanti. Il suo metodo
consisteva nel convincere il musulmano partendo dal Corano e confrontandolo col
Vangelo. Più che convertire i musulmani, la sua grande opera
è stata di spingere cristiani a annunziare il Vangelo ai musulmani.
[2] Abdennour BIDAR, Self islam. Histoire d’un islam personnel, coll. « Non conforme » (Parigi : Seuil,
2006). Vedi l’ultimo capitolo, intitolato “Self islam”
(p. 205-235).