Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione
ORIENTAMENTI EVANGELICI
PER PENSARE IL CATTOLICESIMO
Il cattolicesimo romano è stato oggetto di
rinnovato interesse da parte evangelica negli anni che sono seguiti al concilio
Vaticano II (1962-1965). A livello internazionale, tale attenzione ha originato
una serie di incontri sul tema della missione ("The Evangelical-Roman
Catholic Dialogue on Mission 1977-1984") e ha aperto un dialogo, tuttora
in corso, tra l'Alleanza evangelica mondiale e il Pontificio
consiglio per l'unità dei cristiani su giustificazione, Scrittura e
tradizione (Venezia 1995) e sulla chiesa (Gerusalemme 1997). Sempre a cura
dell'Alleanza, nel 1986 è stata pubblicata un'importante dichiarazione
sul cattolicesimo ("Una prospettiva evangelica sul cattolicesimo
romano"). Inoltre, in ambienti nordamericani, sono stati redatti i
controversi documenti "Evangelici e cattolici insieme" (1994) e
"Il dono della salvezza" (1997). Se, fino a qualche decennio fa, la
valutazione evangelica del cattolicesimo era decisamente critica e compatta,
oggi non è più così. Da più parti si registrano segnali di profondo cambiamento
nella percezione che molti evangelici hanno del cattolicesimo. In questa
situazione piuttosto fluida e non priva di elementi di confusione, gli Orientamenti
che seguono vogliono essere un contributo alla riflessione evangelica sul
cattolicesimo e sui criteri con cui relazionarsi ad esso.
La
natura del cattolicesimo
1. Il cattolicesimo
romano è una realtà complessa. Il cattolicesimo è insieme la sua dottrina, la
sua cultura, i suoi soggetti; esso è una visione religiosa del mondo promossa
nella storia dall'istituzione ecclesiale romana. Nonostante la sua variegata
fenomenologia, il cattolicesimo è anche una realtà unitaria di cui è possibile
discernere i tratti fondamentali. Ogni approccio che non tenga conto del fatto
che il cattolicesimo è un sistema si presta ad analisi frammentarie e
sfocia in una comprensione superficiale.
2.
Il presupposto fondamentale del cattolicesimo è il motivo tomista di
natura-grazia su cui s'innesta una concezione della chiesa come prolungamento
dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Entrambi gli elementi possono essere
presentati con sfumature diverse e sono soggetti a numerose varianti
interpretative. Di fatto, essi costituiscono la cornice ideologica di
riferimento del cattolicesimo e sono rinvenibili in tutte le sue
manifestazioni. Tale orientamento presupposizionale comporta per il
cattolicesimo una visione non tragica del peccato, un certo ottimismo sulle
capacità dell'uomo, una considerazione della salvezza come perfezionamento
della natura, la legittimazione delle prerogative divine della chiesa e la
necessità della sua mediazione tra Dio e l'uomo.
3.
Il progetto caratterizzante del cattolicesimo è quello della cattolicità.
Nell'accezione romana, la cattolicità ha a che fare contemporaneamente con
l'unità e la totalità. Secondo questo disegno programmatico, il molteplice deve
essere ricondotto a unità. La chiesa è vista come espressione, garante e
promotrice di cattolicità. Tutto può e deve trovare cittadinanza nel
cattolicesimo a patto che sia salvaguardata la struttura istituzionale che
preserva l'unità.
4.
Sulla scorta del suo presupposto di fondo e per realizzare il suo progetto, il
metodo del cattolicesimo è quello dell'integrazione (et-et). Il
cattolicesimo è maestro nell'assimilare nel proprio sistema elementi diversi, a
volte contrastanti, spesso opposti. Il criterio non è quello della purezza
evangelica o dell'autenticità cristiana ma quello dell'inglobamento progressivo
e dell'inserimento del particolare in una prospettiva ampia che ne annienti le
unilateralità e lo metta al servizio dell'universalità.
La
strategia del cattolicesimo
5. Nell'attuale
panorama religioso, il cattolicesimo romano dimostra di possedere un proprio
disegno d'insieme in vista del perseguimento della cattolicità. Tutto ciò è
particolarmente osservabile nella strategia ecumenica attuata dal Vaticano II
in poi. In quest'ottica, ogni movimento di apertura nei confronti degli
evangelici non può che essere messo in relazione al progetto della cattolicità.
Di fronte a questi apparenti segni di disponibilità al cambiamento, ci si deve
interrogare se essi non siano invece finalizzati ad allargare la sintesi
cattolica e ad inglobare le istanze dell'evangelicalismo in un orizzonte più
propriamente cattolico. Tale dinamica cattolica non interessa solo gli
evangelici ma tutte le confessioni religiose e, in definitiva, il mondo intero.
6.
A questa strategia si collega in particolare l'indizione dell'anno santo del
2000, impropriamente chiamato "giubileo". L'inizio del millennio è un
evento preparato con grande acume in cui il cattolicesimo ha investito grandi
risorse. L'anno santo del Duemila è un appuntamento in cui si può leggere
chiaramente la natura composita del cattolicesimo contemporaneo. Il
"giubileo" vaticano è una superba dimostrazione di quali siano le
tendenze dominanti e le prospettive a medio termine del cattolicesimo.
La
diversità evangelica rispetto al cattolicesimo
7. Per un evangelico,
interrogarsi sul cattolicesimo significa anche fare i conti con la propria
identità evangelica. Pensare il cattolicesimo vuol dire anche pensare la fede
evangelica in quanto una presa di posizione sull'uno comporta una presa di
posizione sull'altra e viceversa.
8.
Le differenze tra il cattolicesimo e la fede evangelica sono numerose e si
collocano su livelli molteplici, eppure esse sono tutte strettamente
inter-relazionate e comunque riducibili alla differenza fondamentale dei
rispettivi orientamenti. La differenza fondamentale tra la fede evangelica e il
cattolicesimo non è di ordine meramente psicologico, storico, culturale, né è
legata a diverse accentuazioni dottrinali o enfasi teologiche che potrebbero
risultare complementari. Essa investe l'ordine dei presupposti, del progetto e
del metodo delle rispettive confessioni.
9.
Il consenso dottrinale esistente tra cattolici ed evangelici sulla base della
comune adesione ai credi e ai concili dei primi cinque secoli della chiesa
cristiana non costituisce una base sufficiente per dichiarare che esista un
accordo su tutti gli elementi essenziali del vangelo. Oltre a ciò, gli sviluppi
dei secoli successivi in seno al cattolicesimo inducono a pensare che tale
consenso sia più formale che sostanziale. Il discorso può essere esteso alle
convergenze tra evangelici e cattolici che spesso si registrano su temi etici e
sociali. Questa somiglianza di vedute ha origine nella grazia comune e
nell’influenza sulla cultura che il cristianesimo ha avuto nel corso della
storia. Dato che teologia ed etica non possono essere separate l’una
dall’altra, non si può affermare di condividere la stessa etica ma non la
medesima teologia. Pertanto, non essendoci unità nelle verità fondamentali del
vangelo, anche l’accordo sulle questioni etiche, pur esistente sotto certi
aspetti, è più formale che sostanziale.
10.
L'insegnamento della Bibbia riscoperto dalla Riforma del XVI° secolo
riguardante i sola è parte essenziale e non negoziabile della
comprensione evangelica del vangelo. Sola Scrittura, solo Cristo,
sola grazia, sola fede e solo a Dio la gloria
costituiscono anche l'insieme dei criteri con cui esaminare il cattolicesimo e
con cui interpretare la dinamica interna al cattolicesimo stesso. In base al
riferimento valutativo dei sola, la distanza che separa il cattolicesimo
contemporaneo dalla fede evangelica non è meno profonda di quella che
caratterizzò l'epoca della Riforma protestante. Infatti, anche il cattolicesimo
post-conciliare aggiunge alla Scrittura la tradizione ed il magistero, aggiunge
a Cristo la chiesa in quanto considerata il prolungamento dell'Incarnazione,
aggiunge alla grazia l'esigenza di fruire dei benefici dell'impianto
sacramentale ecclesiale, aggiunge alla fede la necessità delle opere per la
salvezza, aggiunge al culto di Dio la venerazione di un universo di altre
figure che distolgono dall'adorazione del vero Dio. Rispetto al cattolicesimo
tridentino, la contrapposizione sulle questioni di fondo oggi è molto più
sfumata ed articolata ma rimane sostanzialmente inalterata. L'esclusività della
fede evangelica sugli elementi essenziali del vangelo è alternativa rispetto
alla cattolicità inglobante del cattolicesimo.
11.
I fermenti positivi all'interno del cattolicesimo contemporaneo (il recupero
della Bibbia, il rinnovamento liturgico, la valorizzazione del laicato, il
movimento carismatico, ecc.) non costituiscono di per sè un motivo di speranza
in vista di una riforma della chiesa cattolica in senso evangelico. Solo nella
misura in cui incideranno sugli elementi strutturali della natura del
cattolicesimo, non espandendola ulteriormente ma purificandola radicalmente
alla luce della Parola di Dio, essi potranno avere una funzione realmente
riformatrice. Nel panorama attuale, questi fermenti pur interessanti sembrano
promuovere più il progetto della cattolicità che non quello della riforma.
I
rapporti col cattolicesimo
12. Ciò che si
riferisce alla chiesa cattolica nella sua configurazione dottrinale ed
istituzionale non è necessariamente estendibile a tutti i cattolici presi nella
loro individualità. La grazia di Dio è all'opera in uomini e donne che, pur
considerandosi cattolici, si affidano esclusivamente al Signore, coltivano un
rapporto personale con Lui, leggono la Bibbia e vivono cristianamente. Queste
persone, tuttavia, devono essere incoraggiate a riflettere sulla compatibilità
o meno tra la loro fede e l'appartenenza alla chiesa cattolica. Inoltre, esse
devono essere aiutate a ripensare criticamente la loro matrice cattolica
residua alla luce dell'insegnamento biblico.
13.
Nell'adempimento del mandato culturale si possono verificare convergenze,
collaborazioni ed azioni comuni tra evangelici e cattolici, così come tra
evangelici e persone di altri orientamenti religiosi ed ideologici. Laddove
sono in gioco valori comuni in campo etico, sociale, culturale e politico sono
auspicabili iniziative di co-belligeranza. Queste forme di cooperazione
necessarie ed inevitabili non devono essere scambiate per iniziative
ecumeniche, né devono essere considerate espressione di un ritrovato consenso
dottrinale.
14.
L'adempimento del mandato missionario, invece, impone che a promuoverlo siano
comunità di credenti unite da una comune confessione della fede che riguardi
tutti gli aspetti essenziali del vangelo, compresi i sola della Riforma.
In questo senso, ogni iniziativa evangelistica, missionaria o di testimonianza
cristiana che veda insieme cattolici ed evangelici deve essere vigorosamente
problematizzata. Inoltre, la testimonianza della fede nel Risorto deve essere
rivolta a tutti gli uomini e le donne senza riguardo per la loro appartenenza
religiosa.
15.
Il cattolicesimo è una realtà che va incontrata e studiata. La diversità
fondamentale tra cattolicesimo e fede evangelica non autorizza quest'ultima ad
ignorare gli sviluppi interni del cattolicesimo, né a coltivare atteggiamenti
di arroganza o di immotivata polemica. Per quanto possibile, il confronto
franco e serrato col cattolicesimo deve essere ricercato, soprattutto per
quanto attiene alle questioni di fondo delle rispettive confessioni. Anche in
questo caso, la pratica del dialogo non deve avere alcuna valenza ecumenica ma
semplicemente esprimere l'esigenza di capire e di testimoniare.
Padova, 10-11
settembre 1999