Salvezza e storia

 Il 1º gennaio 2001 inizierà, D.v., il terzo millennio.

            A parte tutte le possibili speculazioni, e la demagogia che spesso accompagna simili coincidenze, è chiaro che la concezione che si ha della storia e del suo rapporto con la salvezza condiziona in maniera diversa il modo di porsi nel mondo. In base a tale concezione, si accetteranno certe sfide oppure no, si faranno certe scelte oppure altre.

            1.  Per alcuni, la salvezza dell’uomo s’identifica con la storia. La salvezza è talmente intrecciata con la storia da identificarsi con l’istituzione umana.

            In coerenza con questa visione del mondo, il Cattolicesimo romano, con tutta l’imponenza delle sue mediazioni, si pone come garante della storia. Finché c’è l’istituzione, c’è anche la possibilità della mediazione, e quindi di un’interpretazione e di una redenzione della storia. La storia è, per così dire, tutelata dall’istituzione. L’istituzione religiosa assorbe e ingloba la storia.

            2.  Per altri, la salvezza dell’uomo si trova fuori dalla storia. La salvezza prescinde dalla storia e si configura come un’evasione da essa. La salvezza riguarda semplicemente l’anima dell’uomo; perciò, tutto viene giocato nell’immediatezza della fede. Accanto alla problematicità della storia si coltiva l’ansia per il sensazionale. Si delinea così un tipo di religiosità poco avvezza a fare i conti con la storia come sistema, perché prevale l’individuo. Tutto ciò che ha a che fare con la struttura e la cultura è ignorato, dando spazio a individui che sono veri disadattati sociali.

            3.  Per altri ancora, la salvezza s’intreccia con la storia. Essa coniuga eternità e tempo. La salvezza è reale, perché assume la storicità senza allontanare l’eternità. Si tratta di un’impresa impegnativa, che però si radica nella convinzione che Gesù è veramente il Signore. Gesù Cristo è pienamente uomo e pienamente Dio. Come il Cristianesimo storico ha sempre sostenuto, Dio, in Gesù Cristo, è entrato nella storia, perché essa fosse riconciliata con Lui.

            Separare significa mutilare, evadere significa svuotare. Il primato di Cristo riguarda, infatti, non soltanto l’ordine della redenzione, ma anche quello della creazione (Cl 1:13-20). Ecco perché il Cristianesimo è impegnato per la riconciliazione di tutte le cose in Cristo.

            Siccome il Cristianesimo ha posto al centro della propria scansione del tempo Colui che è la riconciliazione fra il tempo e l’eternità, si sa che il velo della storia non può impedire lo sguardo sull’eternità, e si può servire sapendo che la fatica cristiana non è mai vana.

 

Pietro Bolognesi

Tempo e festività

Il calendario italiano, per certi versi, rimanda ad alcuni elementi propri del Cristianesimo (Pasqua, Pentecoste, Natale…), ma anche a elementi totalmente estranei a esso.

            Alcune ricorrenze rimandano ad avvenimenti assai discutibili, altri a semplici superstizioni. I cristiani autentici hanno davanti a sé scelte diverse: (a) possono rimanere estranei alle feste; (b) possono risalire alle loro origini bibliche; (c) possono tentare di reinterpretare il calendario in accordo con un progetto più consono alle proprie convinzioni.

            Chi l’ha detto che bisogna subire il calendario così com’è, se non soddisfa criteri sani? Partendo dai valori che stanno alla base della scansione del tempo nell’ottica biblica, perché non tentare di ripensare il calendario?

            Questo potrebbe essere proprio un bell’esercizio, e non solo per i giovani, ma anche per gli altri!

            Per esempio: se potessi scegliere di organizzare le festività di un nuovo calendario per il nuovo millennio, quali criteri userei? Quali festività vorrei? Quali anniversari proporrei? Che cosa farei dei nomi della settimana?  

Da meditare 

Se Dio ti desse una vita di settant’anni, come organizzeresti il tuo tempo?

L’individuo medio dedica:

          sei anni per studiare;

          otto per divertirsi e riposarsi;

          cinque in auto;

          quattro a parlare;

          quattordici a lavorare;

          tre a leggere;

          ventiquattro a dormire.

Se si andasse al culto ogni domenica e si dedicassero alla meditazione dieci minuti al giorno, si occuperebbero cinque mesi.

Da meditare!

          Trova il tempo per meditare, pregare, amare.

          Trova il tempo per lavorare, giocare, riposare.

          Trova il tempo per servire, vivere, attendere.

 Il tempo e la storia, Studi di teologia n° 24, IFED