La Vita e l'Opera di Francesco Turretini

di Domenico Iannone


I Turretini (o Turrettini, come a Ginevra si scriveva e pronunciava), erano di origini italiane, più precisamente essi appartenevano alla nobiltà della città di Lucca.
Francesco Turretini nacque il 17 ottobre del 1623. Egli era figlio di Benedetto Turretini, il cui padre era stato Regolo Turretini, capo magistrato (gonfaloniere) di Lucca e primo "protestante" della famiglia.
Quest'ultmo a causa della sua fede, rinunciò alle proprie ricchezze e posizione sociale, e dopo avere abbandonato la sua patria e girovagato in esilio, finalmente si stabilì a Ginevra, e ne ottenne la cittadinanza nel 1627. Nel 1628 ottenne l'incarico di anziano nel principale organo di governo della città; il Piccolo Consiglio dei 60 anziani. Il più vecchio dei suoi figli fu Benedetto Turretini, che nacque a Zurigo il 9 novembre del 1588. Benedetto fu molto apprezzato come pastore e professore di teologia. Egli si preoccupò di mantenere la teologia ginevrina nell'ambito della più rigida ortodossia calvinista. Nel 1618 tramite lettera, fece sapere ai teologi riformati olandesi riuniti a Dordrecht, che la strada da percorrere implicava che non si facessero innovazioni teologiche (gli inviati di Ginevra al Sinodo furono Diodati e Tronchin). Nel 1620 prese parte al Sinodo di Arles, e in linea con le decisioni prese a Dordrecht, sostenne la causa di Franz Gomar (costui era stato il primo avversario di Arminio, ed aveva spinto la dottrina della doppia predestinazione sino al sovralapsismo, ossia alla convinzione che poneva la predestinazione prima della caduta di Adamo). Negli ultimi anni di vita Benedetto assunse un atteggiamento di tolleranza nei confronti degli arminiani, giungendo a consigliare ai pastori olandesi "indulgenza nei confronti di coloro che avevano idee diverse". Alla sua morte, Francesco Turretini, terzo di 6 figli, aveva 8 anni. Francesco aveva rivelato una notevole agilità mentale, tanto che suo padre sul letto di morte affermò: "Hic sigillo Dei obsignatus est" (Questo ragazzo è segnato con il sigillo di Dio). Ricevette l'istruzione filosofica e teologica sotto la direzione di Giovanni Diodati (che occupava la cattedra che era già stata di Calvino e Beza), Federico Spanheim, Alessandro Morus, Teodoro Tronchin (membro del Sinodo di Dordt). Completò gli studi a Ginevra nel 1644. Fu in seguito a Saumur, Parigi dove ebbe per maestro lo storico della chiesa, David Blondel. Francesco compì anche studi di fisica e astronomia sotto la direzione di Gassendi. Turretini venne coinvolto in una disputa con il teologo riformato Moise Amyraut (1596-1664). Amyraut nel suo scritto "Breve Trattato della predestinazione e delle sue conseguenze", contestava la dottrina calvinista dell'espiazione del Cristo limitata ai soli eletti a salvezza, rimpiazzandola con una concezione definita: universalismo ipotetico. Amyraut in buona sostanza affermava che intento principale e universale di Dio era quello di salvare tutti gli uomini; perciò li chiamava tutti alla salvezza; nel contempo Dio conosce che la creatura non può in realtà ubbidire a questa universale chiamata, a causa della corruzione del peccato, insuperabile ostacolo alla nascita della fede. Infatti la fede, condizione fondamentale della salvezza, è opera sovrana di Dio, che non la concede a tutti gli uomini, ma solo agli eletti, cioè a quelli che ha predestinato alla salvezza, sulla base di uno speciale e misterioso decreto. Amyraut pur affermando essere Gesù morto per tutti gli uomini indistintamente, afferma nel contempo e contraddittoriamente che la morte di Gesù è efficace solo per gli eletti (particolarismo calvinista). L'universalismo di Amyraut è universalista solo in teoria, poiché in realtà il decreto divino a salvezza o perdizione è particolare. Turretini confutò tale contraddittoria dottrina nelle sue "Istituzioni". Turretini nel 1648, divenne pastore della chiesa di Ginevra, con l'incarico di curare la comunità di rifugiati di lingua italiana. Nel 1650, rifiutò l'invito ad occupare la cattedra di filosofia all'Accademia di Ginevra. L'anno precedente aveva rifiutato una chiamata proveniente dalla chiesa di Leida, ma nel 1652 l'improvvisa morte del pastore di quella città, lo spinse ad accettare il compito. Tornato a Ginevra nel 1653, fu nominato successore di Teodoro Tronchin alla cattedra di teologia, e in seguito rettore dell Accademia. Mantenne tale incarico, insieme a quello di cura della congregazione di lingua italiana, sino alla propria morte. Nel 1657, ottiene che la Compagnia dei Pastori faccia firmare ai suoi membri un testo con il quale essi si impegnano a non insegnaree: "dell'universalità della grazia, della non imputabilità del peccato di Adamo, della conoscenza di Dio attraverso le opere della creazione, utile ai fini della salvezza anche senza una distinta conoscenza di Gesù Cristo, del decreto condizionale e revocabile, della prima e della seconda misericordia, della predestinazione universale, della redenzione generale, della distinzione tra impotenza naturale e morale, della credenza che Gesù sia morto egualmente per tutti, della fede suddistinta e della vocazione reale, quella cioè che deriva dalla contemplazione delle opere della natura". Nel 1661 Francesco, come già suo padre Benedetto, venne inviato in Olanda a cercare sovvenzioni per la fortificazione di Ginevra. Invitato a stabilirsi in Olanda, preferì tornare a Ginevra per reprimervi la protesta di Louis Tronchin (figlio di Teodoro Tronchin), che desiderava reagire alla crescente intransigenza della Compagnia dei Pastori. Nel 1664 pubblica lo scritto "I papisti e le rivendicazioni dei riformati"; risalgono al 1666 i suoi studi sulla "Giustificazione di Cristo". Nel 1674 pubblica i suoi sermoni. L'opera principale di F. Turretini, l'Institutio Theologiae Elencticae risale al 1674, ma il primo volume dell'opera, fu dato alle stampe soltanto nel 1679, e solo dietro insistenza dei molti suoi estimatori (il secondo volume fu stampato nel 1682, il terzo nel 1685). In omaggio a Calvino, egli intitola il proprio capolavoro: "Institutio", termine che significa "fondazione" o "istruzione di base". Tale opera appartiene alla scolastica calvinista, e nella versione latina dell'edizione del 1847, conta circa 1800 pagine. Il metodo utilizzato da Turretini per la stesura dell'opera è semplice e logico. Si comincia con lo "Status Quaestionis": con cura il soggetto principale della questione viene separato da tutto quello che non ha a che fare con essa. Seguono le argomentazioni a sostegno della tesi principale in ordine numerico e successione logica. Agli argomenti seguono le "Fontes Solutionum" o risposte alle obiezioni, che occupano una parte cospicua di ogni pagina dell'opera.

Nel 1675 Turretini, insieme allo zurighese Heinrich Heidegger, Gernler, Hummel e Ott, mette a punto la Formula Consensus , una confessione di fede di impronta calvinista, il cui scopo era quello di scongiurare le minacce della teologia francese incline all'amyraldismo. Nel 1687 Turretini pubblica uno scritto sulla necessità della separazione dalla chiesa romana. Alla revoca dell'Editto di Nantes nel 1685, seguono distruzioni dei locali di culto, persecuzioni ed emigrazioni di protestanti dalla Francia. Questi avvenimenti funestarono gli ultimi anni di vita di Turretini. Morì il 28 settembre 1687 alla "Maison Turretini" di Ginevra, non senza aver raccomandato all'unico figlio sopravvissuto dei suoi quattro, la cura della chiesa, l'amore per la verità, l'umiltà, e la carità. Il figlio. Giovanni Alfonso, però non seguì le orme del padre, divenendo noto come il capo e il teologo del liberalismo teologico di Ginevra.