Secondo Calvino la
Bibbia è il fondamento della teologia e di ogni istituzione umana. Ogni
sua posizione dottrinale inizia e si conclude nella Scrittura, anche se egli cita
frequentemente i padri della Chiesa e risulta essere estremamente presente alle
varie sottigliezze dell’eredità speculativa della teologia scolastica.In ciò
non si distingue affatto dagli altri riformatori, convinto com'è che il
messaggio dell’evangelo non ci giunge in astratto, ma sempre all’interno di una
determinata situazione storica di pensiero. Essa va, pertanto, giudicata con
l’ausilio delle Sacre Scritture, ma mai rifiutata in blocco.
La sua opera più importante, l'Institutio Religio Christiana, riveduta almeno cinque volte tra il 1536 e il 1559, ed organizzata prendendo a modello per la teologia biblica i precetti del simbolo apostolico, si articola in quattro libri. Nell’edizione definitiva (1559) si pongono in evidenza le figure del "Padre", del "Figlio", dello "Spirito Santo" e della "Chiesa".
Padre.
Secondo Calvino attraverso l’osservazione della creazione e l’analisi
della coscienza dell'uomo- anch’essa opera di Dio- si manifestano con evidenza
i problemi spirituali. Tale conoscenza, da Calvino definita "rivelazione
generale" è, però, scarsa e imperfetta e non va oltre una vaga precisazione di
quelli che sono i caratteri di Dio e le Sue esigenze morali. In virtù della Sua
grazia, Dio, attraverso Gesù Cristo, rende possibile agli uomini una conoscenza
perspicua della rivelazione, è questa la cosiddetta "rivelazione
speciale", manifestata per il tramite delle Sacre Scritture. Coloro che
apprendono la verità sul peccato insito nella natura umana, corruttore anche
dei migliori propositi di purificazione, possono pentirsi e affidarsi a Dio
Padre per essere salvati.
Figlio.
Il peccato ereditato da Adamo ed Eva avrebbe condotto l'umanità alla
rovina definitiva se Gesù Cristo non fosse giunto come profeta, sacerdote e re
per chiamare gli eletti alla vita eterna con Dio. Chiamati i prescelti a una
nuova vita, Cristo intercede per loro mediante la sua Redenzione. Calvino volle
enfatizzare la continuità con l'ortodossia cristiana espressa nei simboli
emanati dai concili di Nicea e Calcedonia.
Spirito Santo.
Lo Spirito Santo, terza persona della Trinità, rende possibile la stesura e lo studio della Scrittura; è inoltre attivamente presente nella devozione e crescita dei fedeli in Cristo (santificazione); lo Spirito consente che la resurrezione di Gesù conduca i salvati nella perfezione della presenza di Dio, dispensando nel contempo la giusta condanna a quanti saranno stati ribelli alla volontà divina. L’opera dello Spirito è particolarmente presente in relazione alla dottrina della Cena del Signore. Come per Lutero, Calvino ritiene che il pane e il vino non debbano essere intesi quali semplici "simboli", così come erano convinti andasse fatto per i riformatori svizzeri Ecolampadio e Zwingli. Calvino affermava: "Perchè Gesù Cristo non ci offre solo il beneficio della Sua morte e risurrezione, ma anche il Suo proprio corpo, nel quale ha sofferto ed è risuscitato. Concludo che il corpo di Cristo ci è dato realmente nell’Eucarestia, cioè realmente, per essere cibo salutare per le nostre anime" (Commentaire sur I Corinthies, XI, 24). Per tale vicinanza di pensiero a Lutero, non gli fu difficile firmare la Confessione Augustana e la Formula di Concordia. Ma Calvino precisa che la propria concezione della presenza reale del Cristo negli elementi del pane e del vino, non è quella della consustanziazione di Lutero, nè quella della "ubiquità" dei luterani della seconda generazione. Secondo Calvino, i luterani fraintendevano indebitamente la corporeità della natura umana del Cristo, da questi a loro dire, conservata anche dopo l'ascensione al cielo, e facendola coincidere con l'ubiquità, che è una caratteristica generale delle tre persone della Trinità (tale obiezione era già stata formulata da Zwingli). Al contrario, Cristo risuscitato è ora, nella interezza e completezza della sua natura divina e umana, assiso alla destra del Padre, il Suo corpo è pertanto in un luogo preciso dello spazio sovrannaturale. Non è la carne e il sangue del Cristo "in persona", ad essere presente nelle specie, quanto piuttosto i suoi benefici spirituali. I benefici del Cristo, giungono al fedele nel mentre consuma lespecie del pane e del vino, grazie all'azione dello Spirito Santo. Il fedele, tramite la consumazione spirituale delle specie del pane e del vino, è spiritualmente "innalzato al cielo".
Chiesa
La Chiesa di Dio è costituita dall'insieme delle comunità locali dove si riuniscono i fedeli. I sacramenti (battesimo e Cena) sono "mezzi di Grazia", donati da Dio per l'educazione e la crescita degli eletti. La Chiesa, che per Calvino è una "madre", è una in tutti i tempi, ha il compito della predicazione e dell'ascolto della Parola divina e somministra i sacramenti. Pur essendo la vera Chiesa nota solo a Dio, la Chiesa visibile è legata alla realtà mondana attraverso i ministri e il clero, benchè la sua autorità non possa dipendere dalla rettitudine dei suoi membri. Calvino nega che facciano parte della chiesa coloro che non accettano la proibizione contenuta nella Bibbia di "non aggiungere o togliere alcunchè" alla Parola di Dio, ed è ovvio che pensi ai papisti e agli anabattisti.
La predestinazione
Calvino sottolinea la stretta connesione tra sovranità di Dio, elezione del peccatore, predestinazione a salvezza (non diversamente da quanto Lutero aveva asserito nel saggio del 1926 intitolato "De servo arbitrio"), radicalità del peccato dell'uomo disobbediente e autonomo nei confronti di Dio, divina autorità e normatività delle Scritture e necessità di una vita cristiana attiva. Tali insegnamenti costituiscono propriamente la spina dorsale del calvinismo.
Calvino sulla scia delle asserzioni del filosofo Duns Scoto, rifiuta di giustificare la predestinazione del peccatore a salvezza o perdizione (doppia predestinazione) come una semplice "previsione" di meriti da parte di Dio, circa quanto l'uomo compirà liberamente. Infatti la prescienza di Dio, non è una semplice conoscenza anticipata dei futuri atteggiamenti dell'uomo. Dio elegge (predestina) alcuni uomini a salvezza e altri a perdizione, affinchè possa rimanere fermo il Suo proposito di salvare uomini a prescindere dalle loro opere. Calvino è convinto, diversamente da Lutero (per il quale la fede ha come unico interesse la salvezza del peccatore), che non solo giustificazione e santificazione siano simultanee, essendo entrambe aspetti differenti dell'unico dono di Cristo, ma anche che l'essenza del cristianesimo non sia costituito dalle sole dottrine della giustificazione per fede, della salvezza eterna, e del miglioramento morale dell'uomo. Nella prospettiva calvinista, l'uomo non è collocato al "centro" del progetto divino, poichè l'unico "centro" è Dio stesso. L'etica calvinista sottolinea con forza che l'interesse che deve assorbire il credente, non è tanto quello della propria salvezza e serenità, quanto della ricerca di quanto "glorifica Dio". In breve l'uomo, per ripetere un'affermazione del Catechismo di Westminster: "è creato per conoscere Dio e gioire in Lui."