Chiesa Evangelica:I nostri consigli

Vi proponiamo in questa pagina alcune recensioni di libri cristiani, che potranno essere di orientamento ed aiuto a quanti desiderano avere una più approfondita conoscenza di temi scritturali. Ricordiamo a tutti che è necessario studiare e conoscere la Bibbia. Questo infatti è l'unico libro davvero infallibilile, perchè è Dio stesso ad averlo ispirato agli uomini affinchè potessero avere conoscenza del Suo carattere e della Sua volontà. Se desiderate avere qualcuno dei libri consigliati, e non sapete dove trovarli contattateci e cercheremo di aiutarvi.

 

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato
E. Parish Sanders, Paolo, la legge e il popolo giudaico.
Ed. Paideia, 1989. Vai alla recensione del libro

  Chiesa Evangelica:diamondLibro consigliato
John Stott., La croce di Cristo
Roma, GBU, 2001. Vai alla recensione del libro

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
C. S. Lewis. Diario di un dolore.
Adelphi editore. Vai alla recensione del libro


Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
Jacques Blocher. La Chiesa Romana allo specchio
Titolo originale: Le Catholicisme à la Lumière de l'Ecriture Sainte
Traduzione adattamento e ampliamento a cura di Nino Tirelli
Edizioni Centro Biblico. 1990 £13.500 Vai alla recensione del libro

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
Leonardo De Chirico. Il Giubileo, speranza del terzo millennio.
Italia per Cristo editore. Roma 1999. £ 10.000

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
C.S. Lewis. Scusi.....Qual'è il suo Dio?
Titolo originale: Mere Christianity.
G.B.U. editore. Roma 1993. £ 24.000

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
John C. Whitcomb. Origini.
Titolo originale: The Early Earth. An Introduction to Biblical.
Casa Biblica editore. Vicenza 1986. £ 16.000

Chiesa Evangelica:diamond Libro consigliato:
Giuseppe Ricciotti. Vita di Gesù Cristo.
Introduzione di Vittorio Messori.
Arnoldo Mondadori editore. Oscar Mondadori.



C. S. Lewis. Diario di un dolore.

C. S. Lewis (1898-1963), fu scrittore, studioso ed apologeta anglicano. Insegnò letteratura medievale al Magdalen College di Oxford.
Egli è convinto che la "conversione" a Dio, debba essere intesa come una sorta di "ritorno" a Colui che ci chiama.

E' questo il concetto di "sehnsucht" o senso di nostalgia ardente per l'infinito come fattore motivante del ravvedimento e della santificazione.
La teologia conservatrice e l'apologetica induttivista di Lewis hanno sempre esercitato una grande attrazione sugli evangelici, nonostante una concezione piuttosto "neortodossa" dell'ispirazione della Bibbia (Lewis considera la Bibbia come un veicolo letterario che "contiene" la Parola di Dio) e una notevole apertura all'evoluzione teistica.

"Diario di un dolore" è uno scritto autobiografico, occasionato dalla sofferenza cagionata dalla morte per cancro dell'amata moglie. Lewis per cercare sollievo al proprio dolore, decide di annotare su dei taccuini i moti del proprio animo angosciato.

Anche questo scritto, come altri di Lewis, è caratterizzato dalla lucidità e dalla logica con la quale sono presentati e analizzati le motivazioni che sostanziano la fede del credente. Egli afferma: "Ho bisogno di un anestetico, e leggere adesso non è una droga abbastanza forte. Scrivere tutto (tutto? no: un pensiero su mille) mi serve, io credo, per discostarmi un poco." (pag. 16).

Dunque la scrittura come "anestetico" che pur non recando l'oblio, aiuta almeno a rendere "tollerabile" il dolore.

La "registrazione" del dolore permette all'autore una presa di coscienza della propria pena, ma: ".. un conto è dire che un paziente ne sta venendo fuori dopo un'operazione di appendice altro è dirlo dopo l'amputazione di una gamba... lui sarà sempre un uomo con una gamba sola. Non avrà modo di dimenticarlo. Tutto sarà diverso.(...) Ma bipede non lo sarò mai più" (pag. 61).

Il percorso di "accettazione" della sofferenza del "credente" Lewis si articola in 3 fasi: 1) analisi della realtà del dolore, 2) travaglio della fede, 3) accettazione della sofferenza. Credo che questo scritto, tutt'altro che pedante, possa risultare particolarmente utile a quanti sono alla ricerca di un confronto "serio" con il problema del dolore e della sofferenza. Il messaggio di fondo è che il credente non è destinato necessariamente ad una esistenza felice o serena.

Egli vive all'ombra del ritorno di Cristo e tale attesa è purtroppo caratterizzata dalla malattia, dalla sofferenza, dalla morte. Nel medesimo tempo il credente vive, forse anche in modo problematico, la consolazione e il sostegno che derivano dall'appartenere a Cristo.



Jacques Blocher. La Chiesa Romana allo specchio

Jacques Blocher, pastore e professore della facoltà di teologia protestante di Parigi, ha scritto questo libro dopo lunghi anni di ricerche.

E' questo un libro che consigliamo vivamente; esso costituisce un' occasione di meditazione per credenti e non credenti, in quanto la dottrina Cattolica viene esaminata alla luce delle Sacre Scritture, fornendo pertanto anche delle risposte, a coloro che si chiedono quali siano le differenze tra Cattolici e Cristiani Evangelici.

Il testo ha il pregio di affrontare con chiarezza e ordine gli insegnamenti della Chiesa Romana, le cui dottrine, sono analizzate (con i relativi riferimenti documentati)anche nel loro contenuto storico.

Ulteriore suo pregio è un' esposizione concisa, tesa a centrare in modo immediato, l'argomento e pertanto , poiche' scevra da ogni giro di parole viene a favorirsi una meditazione personale, secondo quanto e' l'intendimento dello stesso autore.

Il testo è di sole 310 pagine e si compone di 8 capitoli ciascuno dei quali suddiviso in paragrafi ( esempio: le candele , il culto dei morti,...).

Cap.1 La Rivelazione
Cap.2 La Chiesa
Cap.3 La Salvezza
Cap.4 L'Eucarestia
Cap.5 La Penitenza
Cap.6 La Grazia, la Fede e le Opere
Cap.7 Le devozioni Cattoliche
Cap.8 Le conclusioni

Per quanto concerne gli argomenti trattati si fa riferimento al "Catechismo di Pio X" e alla "Teologia dogmatica di Mons. Bartmann" ( Ed. Paoline, da molto tempo in voga nei seminari di tutta Italia), nonchè a documenti del Concilio Vaticano 2° e agli estratti del Nuovo Codice di Diritto Canonico Sacrae disciplinae leges.

 

Ed Parish Sanders, Paolo, la legge e il popolo giudaico. Ed. Paideia, 1989

Quest’opera è costituita da due saggi. Il primo è dedicato a quanto Paolo pensava a proposito della legge mosaica, il secondo saggio affronta il cosa Paolo pensasse dei suoi correligionari giudei, e che tipo di rapporti avesse con loro. Quest’ultimo problema è correlato anche al come Paolo considerasse se stesso e la sua attività di apostolo di Gesù Cristo” (p.9). L’autore traccia un breve sommario dell’opera paolina delineandone gli scopi e i limiti.  La collocazione teologica di Sanders è nel filone della corrente liberale giacchè egli ammette la distinzione tra la figura storica di Gesù e la tradizione scritta a suo riguardo (p. 18).  Inoltre si interroga se Paolo  “avesse o no un’unica e ben ponderata posizione sulla legge” (p. 18). Sanders nota un contrasto tra le affermazioni contenute nell’epistola ai Galati e quelle espresse in altri luoghi del suo epistolario.  Inoltre, sostiene l’autore,  una delle maggiori difficoltà per gli esegeti paolini è l’impossibilità di collegare le convinzioni di Paolo sulla “torah” alle prove che l’apostolo presenta a sostegno delle sue stesse posizioni. Ad esempio, in 1 Cor. 11  Paolo sostiene che gli uomini devono pregare a capo scoperto e le donne a capo coperto, la giustificazione teologica di tale posizione è espressa ricorrendo a  tre ordini di considerazioni: 1) ordine teologico (a motivo degli angeli); 2) ordine naturale (l'uomo ha i capelli corti mentre la donna li ha lunghi); 3) ordine consuetudinario stabilito dalla prassi ecclesiastica (noi non abbiamo tale abitudine, e neanche le chiese di Dio). Tali considerazioni, afferma l’autore, nascondono la reale motivazione dell’adozione del velo, cioè la cultura giudaica dell’apostolo (ma Sanders non fornisce alcuna prova a sostegno di questo assunto) : “le ragioni effettive (in Paolo) non sono sempre facili da distinguere dalle argomentazione addotte” (p.20). L’autore conclude affermando: “la proposta avanzata in questa monografia è che le differenti affermazioni di Paolo sulla legge dipendano dalla questione posta, o dal problema di cui si sta trattando nei singoli casi. Ciascuna risposta ha la sua logica e deriva da una delle preoccupazioni fondamentali di Paolo; ma le diverse risposte, quando le si confrontano  una accanto all’altra, non formano un tutto coerente, come era logico aspettarsi se egli avesse voluto discutere del problema della legge in sé” (p.20). Ciononostante Sanders, è disposto a riconoscere a Paolo una coerenza teologica in merito ai seguenti elementi: Gesù Cristo è venuto per salvare tutti gli uomini senza alcuna distinzione; la salvezza si certifica attraverso la fede nel Salvatore; l’imminenza della  parousia; la chiamata di Paolo ad essere apostolo dei gentili. “Per l’esattezza, comunque, insisterei dicendo che è l’interpretazione cristologica del trionfo di Dio ad essere fondamentale nel pensiero di Paolo” (p.23).

E’ proposto anche uno schema (p.29-31) che riguarda la variegata terminologia paolina sull’entrare a far parte del Corpo di Cristo. Sanders afferma che Paolo ha usato un articolato frasario per descrivere il passaggio dall’essere fuori dal corpo di cristo e l’entrare a farne parte:”c’è una differenza tra il centro del suo pensiero e la terminologia principale con cui egli discute il passaggio dallo stato della non-salvezza a quello della salvezza” (p.23).  Anche al concetto di “nomos”  non è possibile attribuire un significato omogeneo in Paolo, che afferma che non è possibile essere giustificati per le opere della legge ma è doveroso per i nati di nuovo utilizzare la legge come principio etico di amore (p.33). La legge viene così bocciata come strumento soteriologico ma approvata come strumento di santificazione per ogni credente: “Si è giustificati dalla fede, non dalle opere della legge (…) Perché Paolo ritiene che la giustificazione non  possa derivare dalla legge?” (p.35). 
Sanders compie un’attenta analisi della questione sollevata dall’epistola ai Galati. Per cogliere la sua interpretazione del pensiero paolino è importante la seguente premessa: “l’argomento di Galati non è se l’uomo, in astratto, possa con buone azioni acquisire meriti sufficienti per essere dichiarato giusto al momento del giudizio, (…) si tratta, invece, della condizione per cui i gentili possono entrare a far parte del popolo di Dio” (p.37). L’autore è convinto che  chi  insegnava, ai credenti provenienti dal paganesimo, la stretta osservanza della legge e praticava la circoncisione divulgava una dottrina ereticale (venendo equiparato ai “falsi fratelli” di Gal. 2,4), ma si chiede anche se Paolo pensasse che la legge, nella nuova economia, non avesse alcuna importanza (p.42). “Non è il mettere  in pratica la legge in sé e per sé che, nel pensiero di Paolo, è sbagliato; la circoncisione, in un certo senso, è cosa indifferente (Gal. 6,15). E’ completamente sbagliato, tuttavia, fare di essa un requisito essenziale per l’ammissione nella comunità” (p.45). 

Sanders si confronta anche con la questione sollevata in Galati 3:10: “Maledetto chiunque non si attenga a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica” . In che modo Paolo è convinto che si incorre nella maledizione nel momento in cui ci si dichiara sottomessi alla Legge Mosaica? Paolo non sosterrebbe la tesi, riproposta in tempi recenti da Hubner,  secondo la quale il tentativo di mettere in pratica la legge condurrebbe al vanto e all’auto-alienazione (p.70). Forse che la Legge è impossibile a mettersi “tutta intera” in pratica, e pertanto trasgredirne un singolo precetto assumerebbe il significato di rendersi trasgressore nei confronti di essa tutta intera (impossibilità quantitativa)? Non sembrerebbe questo l’intendimento paolino, né quello delle scuole rabbiniche del tempo, la stessa Legge contemplava la possibilità di “espiazioni” per quanti ne trasgredivano i precetti (pp.49-52). Paolo afferma In Fil. 3:6 di essere stato un irreprensibile praticante della legge, avvalorando con ciò l’ipotesi che la legge potesse essere pienamente adempiuta. D’altronde, l’apostolo incitando i cristiani all’irreprensibilità e al rispetto dell’etica cristiana (che ha il proprio fondamento nella legge mosaica), ammette che il rispetto di “regole morali” è possibile; piuttosto le sue argomentazioni sono volte a provare che Dio condanna  “tutti quelli  che si basano sulle opere della legge (perché) sono sotto maledizione” (impossibilità qualitativa). L’autore ammette che la giustificazione attraverso la legge è dichiarata da Paolo come un fatto impossibile.  Ma, sostiene Sanders, Paolo non si preoccupa di spiegare il perché e assume in questa faccenda un tono dogmatico.

L’autore conclude affermando che nell’epistola ai Galati è tematizzato il modo utilizzato da Dio per aggregare le persone al suo regno, e anche le condizioni per consentire l’ingresso dei gentili nella comunità cristiana; nell’epistola ai Romani, Paolo desiderebbe sottolineare l’eguaglianza nel giudizio di condanna da parte di Dio dell’umanità peccatrice, tanto dei giudei quanto dei pagani, e del loro ingresso nella comunità dei credenti (p.77). [per un approfondimento: Commentario all'Epistola ai Romani ]

J. Stott, La croce di Cristo, Roma, GBU, 2001

“I cristiani evangelici credono che mediante Cristo crocifisso Dio si sostituì a noi e portò i nostri peccati, morendo al nostro posto come noi avremmo meritato, in modo che potessimo ottenere di nuovo il suo favore, ed essere adottati nella sua famiglia.

La croce è al centro della fede evangelica…..al centro della fede storica e biblica” (p.9). Con queste parole,  l’autore chiarisce la prospettiva teologica dalla quale osserva l’avvenimento della croce.

La morte di Cristo è vicaria, redentrice, riconciliatrice, espiatoria, sacrificale, rappresentativa ma soprattutto sostitutiva. L’autore si colloca nella scia del pensiero di Anselmo d’Aosta, dei riformatori e del fondamentalismo evangelico: infatti, da un punto di vista evangelico, il modello della sostituzione di Cristo all’uomo peccatore è fondamentale. L’opera è in chiara polemica con quella teologia di stampo liberale e modernista che nega l’autorità divina e indiscutibile della Sacra Scrittura, l’azione e i benefici della  croce e la divinità del Cristo, ma anche con le distorsioni teologiche che si manifestarono nei primi secoli della chiesa.
L’autore ripercorre le diverse tappe dell’esegesi  della “theologia crucis”  dai primi secoli ai tempi moderni: dagli errori di quei padri della chiesa (che ritenevano la croce un mezzo per soddisfare i diritti acquisiti da Satana dopo il peccato adamitico, o peggio ancora, come un inganno perpetrato da Dio nei confronti di Satana), quello dell’olandese Ugo Grozio, il quale tentò un compromesso tra la teologia di Pietro Abelardo e Anselmo d’Aosta. 
Proprio Anselmo riceve da Stott, maggiori apprezzamenti per l'opera “Cur Deus homo?”, ritenuta la più significativa mai scritta sull’argomento dell’espiazione.  La croce è rappresentata come il simbolo per eccellenza dei  veri cristiani di ogni generazione allo stesso titolo del fior di loto per il buddismo, della stella di Davide per l'Israele moderno e della mezzaluna per i mussulmani. 
La croce non è una leggenda, non è un arcano mistero di qualche circolo esoterico, non è neanche un invito al pentimento personale o al perdono di coloro che riteniamo ci abbiano danneggiato: la croce è un avvenimento divino e soteriologico unico e irripetibile. La crocifissione del Signore  ha espiato il nostro peccato. Il significato dell’espiazione non si trova nel dispiacere suscitato dall’immagine del Cristo al Calvario ma piuttosto nel fatto che Dio Padre abbia  crocifisso il suo Figliuolo addebitandogli il nostro peccato.
L’espiazione sostitutiva presuppone una assimilazione soggettiva dell’avvenimento della croce di Cristo: il nostro “io” lasciato solo davanti a queste due travi  di legno inchiodate di traverso deve interrogarsi e vivere una fede personale. Viceversa una comprensione solo oggettiva di questo avvenimento equivale a negarne l’importanza per l'individuo nella su acomplessità psico-emotiva. La dottrina dell’espiazione è cristiana, e il trasferimento della colpa non è immorale o incompatibile con i criteri della giustizia ordinaria dei tempi moderni. Dio ha scelto la croce per sconfiggere le potestà visibili e invisibili di questo mondo. Ha ottenuto per mezzo di essa la vittoria sul male e la salvezza dei peccatori. La croce è la meta della rivelazione di Dio,  il traguardo a cui giunge la vita di Gesù, l’epilogo della rivelazione scritta. Eppure al tempo del Signore Gesù, la croce era destinata ai reietti, ai traditori e agli uomini infami. Questa morte era una vera e propria tortura, un supplizio ulteriore per il condannato, ma, soprattutto, era un’ignominia alla quale il condannato veniva esposto. Predicare  un “Cristo-Dio crocefisso” era una pazzia e uno scandalo per i pagani. Per gli ebrei la morte sul legno (Deut. 21, 22-23) era il segno della maledizione di Dio; quindi la predicazione di “Cristo-Dio” crocefisso era un sacrilegio. Oggi, come per i cristiani di tutte le generazioni, la croce è il punto di partenza di ogni “nato di nuovo”  e il segno indelebile di ogni comunità cristiana. L’orologio del tempo universale è stato sincronizzato sulla nascita di Cristo ma l’umanità farebbe meglio a contare il tempo dalla morte del Cristo sulla croce. Questo libro denuncia quanto lo scandalo del Dio-crocefisso sia stato assorbito dai costumi dell’era moderna; la pazzia della croce sono stati completamente abbandonati, certo la croce domina sugli edifici ecclesiastici, nelle strade, nei locali pubblici;  ma essa è ancora viva nei nostri cuori? Dal nostro rapporto con la croce dipendono l’adorazione, la preghiera, la comunione fraterna, il rapporto con noi stessi, l’amore per i nostri nemici e la forza per affrontare il domani. Se smarrissimo la via del calvario e la croce di Gesù saremmo come “rame risonante o uno squillante cembalo”.

L’autore illustra in maniera eccellente come la croce sia l’effetto dell’amore di Dio nei nostri confronti ma anche la manifestazione della sua santa giustizia, della sua santità e della sua ira. Pensare ad un amore senza giustizia o ad una libertà senza leggi equivale a costruire una casa sulla sabbia e non sulla roccia di Dio. Nonostante la sua generosa mole, questo libro, trasmette ad ogni pagina una eguale ricchezza teologica e parenetica; ricco nella bibliografia così come profonde  sono le note a piè di pagina, questa opera, copre un lungo vuoto editoriale sull’argomento. E’ un’opera che non deve mancare nella nostra biblioteca personale.