In questa pagina sono raccolti contributi a proposito di una proposta di legge, approvata dal Senato e attualmente al vaglio della Camera dei Deputati. Riteniamo che in quanto cristiani-evangelici, le deliberazioni sino a questo momento prese dal Parlamento, ci discriminino.
Dal Venerdì di Repubblica del
07/2000.
Quando il vescovo sceglie i professori.
Il governo ha deciso di riconoscere
la qualifica di professore di ruolo a tutti gli insegnanti di religione che
svolgono tale attività nelle scuole italiane, ferme restando tutte le
altre loro attuali condizioni. Per quanto risulta a me, tali condizioni sono
essenzialmente due: gli insegnanti di religione sono designati dalle Curie vescovili
territorialmente competenti e permangono nell'incarico fino a quando la stessa
Curia non revochi il suo "placet". E' inutile dire che questo loro
"status" è assolutamente anomalo visto che il loro stipendio
è pagato dallo Stato, ma essi di fatto dipendono dalla Curia. Di più:
averli ora inseriti nei ruoli dei docenti è una situazione che dovrebbe
almeno essere estesa a chiunque insegni una religione quale che sia nelle scuole
italiane, ma non ho notizia che questa parificazione sia stata fatta. Si tratta
quindi di un ennesimo privilegio concesso alla chiesa cattolica.
Fabio Uterzi - Torino
Questo provvedimento è, a mio avviso,
da respingere senza appello per varie ragioni. Anzitutto perchè è
inconcepibile che un dipendente dello Stato sia designato da un vescovo e che
dal placet del predetto vescovo dipenda la sua permanenza nell'incarico stesso.
In secondo luogo perchè - qualora quel placet venga meno - lo Stato dovrà
comunque provvedere alla nuova collocazione in un incarico diverso per il quale
egli non ha superato alcun esame attitudinale. Infine perchè, come lei
ha giustamente osservato, il provvedimento in questione, crea una disparità
rispetto a tutti gli altri culti e pertanto merita un giudizio di incostituzionalità.
A queste considerazioni del tutto ovvie aggiungo infine che l'onere stipendiale
di questi insegnanti dovrebbe secondo me essere accollato alle finanze della
Santa Sede e non già al bilancio dello Stato. Non vedo infatti la ragione
per la quale i contribuenti italiani debbano sopportare un onere per un insegnamento
la cui fruizione è facoltativa e da molte famiglie rifiutata. Mi piacerebbe
conoscere la posizione del ministro dell'Istruzione, Tullio De Mauro, che salvo
errore ha proposto o comunque accettato un provvedimento così ingiustificato
da ogni punto di vista.
Eugenio Scalfari, direttore di Repubblica.
Salerno 14/08/2000
Il Collegio dei Pastori
della Provincia di Salerno,
agli onorevoli senatori e deputati
evangelici presenti in Parlamento.
Oggetto: testo unificato dei DDL nn° 662, 703, 1411, 1376, 2965 con il seguente titolo: "Norme sullo stato giuridico e sul reclutamento degli insegnanti di religione cattolica".
La presente per esprimere il ns.rincrescimento
nel sapere che il DDL indicato in oggetto ha ottenuto l'approvazione del Senato
della Repubblica.
Pur riconoscendo l'ottica pattizia che regola i rapporti tra lo Stato Italiano
e la chiesa cattolica e la necessità di stipulare norme sullo stato giuridico
e sul reclutamento degli insegnanti di religione cattolica, dobbiamo manifestare
la ns. perplessità sul trattamento privilegiato concesso a quest'ultimi
e l'ovvia discriminazione nella quale si verranno a trovare tutti gli insegnanti
di religioni acattoliche.
La ns. Costituzione ha sancito la nascita dello stato laico e aconfessionale,
ha garantito il rispetto del pluralismo religioso e, soprattutto, l'eguaglianza
di tutte le fedi religiose che non contrastino con l'ordinamento giuridico.
Invece dobbiamo constatare che la politica dei privilegi alla chiesa cattolica,
perseguita dal governo fascista con il Concordato del 1929 e rimossa dalla carta
costituzionale con gli articoli 3 e 8, purtroppo sopravvive spesso nella volontà
politica dei partiti di governo e anche nei partiti che dovrebbero garantire
l'opposizione democratica a quella stessa politica.
Nel dichiarare la ns. fedeltà alla legge costituzionale che garantisce
l'ottica pattizia tra lo Stato italiano e le confessioni religiose, dobbiamo
altresì ricordare che, se tutte le confessioni di fede sono uguali, non
possono essere concessi privilegi particolari alla chiesa cattolica e dimenticare
che gli stessi diritti, in virtù del principio costituzionale dell'uguaglianza,
devono essere obbligatoriamente concessi anche a coloro che professano fedi
diverse.
Pertanto il collegio dei pastori evangelici della provincia di salerno intende
con la presente, chiedere agli onorevoli senatori e deputati evangelici, che
sia presentato un testo di legge analogo a quello indicato in oggetto e valido
per tutte le confessioni religiose, senza nessuna discriminazione e nel pieno
rispetto dei citati articoli 3 e 8.
In caso contrario ci troveremo costretti a rivolgerci alla Corte Costituzionali
o alla Corte di Strasburgo perchè siano tutelati i diritti di tutte le
minoranze religiose.
A nome del Collegio dei Pastori: dott. Riccardo Ingenito
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